giovedì 9 aprile 2020

SONO ALLA FINESTRA

Guardo nel cielo e aspetto che la luna espanda la sua luce come è abitudine, spesso, in queste serate limpide e senza nuvole, le stelle già decorano il mondo e il miracolo del cambiamento si prodiga anche stanotte, e lodo quel silenzio che si crea all'imbrunire e in specie a notte fonda, quando la terra cede al buio il suo clamore.
Ma queste sere il cielo è diverso, pare beffardo al mio guardare, offre il suo massimo splendore, le stelle stanno a rimarcare con più brillantezza e le nuvole sono scomparse come se questa primavera, avesse come compagna la piena estate, e la luna, già rosseggia quasi a vergognarsi di affacciarsi e illuminare un silenzio che non è uguale.
Sono alla finestra, il caldo già fa capolino e non tengo voglia di dormire, ovvero soffro di dovere andare a letto, perchè non sono stanco, almeno fisicamente, perchè per tutto il giorno, e anzi da parecchi giorni, non ho niente da fare, e cercare di dormire è come abbandonarsi a questo male, e un poco come morire, con una sottile angoscia dentro, domani sarà il momento? O sarà il solito trascorrere “normale”, tra tensioni e liberazione, un altalenarsi di sensazioni.
Ecco quella stella brilla con più tenacia, la mente vaga, forse un saluto dei miei cari, un cenno di presenza innaturale, un bisogno di attaccarsi a un fantomatico filo che ci tenga sospesi per non precipitare.....amo la vita e non la vorrei sciupare, e sono pure egoista e allora mi pento del pensare, ma l'uomo non può negare il suo attaccamento a questo stare in vita, che nonostante i dolori e i sacrifici, i bisogni mancati e le speranze svanite, sa trovare sempre un piccolo spazio dentro il cuore per quello che si chiama amore.
Sono solo in questo momento, dai tetti sprigiona il profumo di coccio scaldato, tegole arse al sole, che nella notte rilasciano del sudato, è un profumo amico, di notti passate sulle soglie di un cascinale ad aspettare che nascesse il vitellino, e si stava in compagnia a contare le stelle e a chi ne vedeva di più belle e lucenti, erano giorni senza denti ma si mordeva il tempo come ne avessimo avuti cento, l'andirivieni del babbo e della mamma assieme, tinozze d'acqua calda, muggito dentro la stalla, e noi increduli e ipertesi per la novità, ci liberavamo dei piccoli segreti, io sarò marinaio, io invece volerò su un aeroplano, io non lo so perchè sono sempre “piccino”, e io farò la mamma perchè voglio avere tanti bambini, e si correva a chi prima arrivava alla fonte, perchè la sete era sempre pronta, come la sete di crescere e diventare......
Una sirena squarcia il silenzio immane, sento le urla delle case il quasi screpolarsi e frantumare, è una sirena che adesso fa più male e romba sibilando nelle orecchie e non se ne vuole andare, ancora da contare quelli che stanno male, ancora classifiche, numeri come fossero soltanto cifre di un numeratore, dimenticando che invece sono cumuli di persone....ho un brivido di freddo, un fievole soffio di vento quasi a dirmi che stanotte anche lui non vuole trovare calma tra le coperte del cielo nero, e scivola leggero a cercare qualche cosa da far agitare, ma per le strade non ci sono cappelli o gonne da alzare, non ci sono foglie caduche perchè l'autunno è lontano da venire e non ci sono fogli di giornale o carte gettate, tutto è "strapulito", e tutto è rimasto uguale a quando, circa un mese fa, mi ero affacciato per la prima volta.
Non voglio morire per un virus che non ho mai conosciuto, che mi rapisce così come un verme schiacciato, solo al semplice e comune passaggio di un pedone, non voglio e non sono solo, e quanti lo hanno pensato e detto tra di loro, eppure non hanno avuto la fortunata sorte di poterlo, ogni giorno, ripetere e dire. Ho un bicchiere tra le mani, dentro un poco d'acqua frizzante, tanto per scuotermi nello stomaco e nel costato, il cuore batte nel normale ma testa non ha per niente voglia di fermarsi......e sento il profumo dei pioppi in lontananza e quanto è ancora bello poterli respirare....perchè stavolta non ho il coltellino per incidere, nella sua corteccia delicata, un cuore con sopra scritte due iniziali, perchè stavolta non ho un bacio da dare con tutta la passione che mi rapiva e la timidezza che avvampava sulle gote e non frenava l'ardore, perchè stavolta non ho il cuore che batte all'impazzata e la mano che stringe un'altra, fredda e sudata di chi come me, sente la stessa cosa, ma tende a voltarsi e guardare verso il cielo......
Chissà se sarà ancora in vita, quel dolce fiore lontano, chissà se come me ascolta questo silenzio con il terrore nella mano e con l'apprensione dentro la gola, non voglio morire adesso, ho ancora un pensiero e un giorno da passare, ormai la mezzanotte è trascorsa, facciamo che vieni un'altra volta, nera signora dalle braccia troppo aperte, e in questo frangente che ti scaccio, abbi la compiacenza di andartene a dormire lassù nel cielo, nella parte scura della luna, così che puoi dormire serena e non venirci più a disturbare, per questo tempo hai avuto anche troppo da lavorare, riposati e fai lunge e sane dormite.
Sono alla finestra di questo lungo aprile, e forse chissà se sarà anche maggio, certo marzo è trascorso nel più truce e orribile dei campi di concentramento, la guerra che abbiamo dovuto sopportare non ci ha salvato nemmeno nei rifugi o nei bunker a riparare.......sono alla finestra e non ho voglia di dormire, perchè dormire è come morire, e io invece voglio ancora approfittare di questo momento che abito nel cuore e nel mio corpo, perchè dormire sarebbe come perderlo il tempo, sarebbe come sprecarlo e questo non lo devo a chi invece questo prezioso momento non è stato dato di continuare. Non voglio dormire perchè ho un obbligo con chi se n'è andato, l'obbligo di riscattargli il tempo che a lui avrebbe dedicato.
Sono alla finestra e vivo quello che mi è dato e concesso di respirare.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: by Mona Kuhn

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