lunedì 28 febbraio 2022

SENSO UMANITARIO


E' solo un gesto qualunque, forse quasi irrisorio, ma si pensa sempre che se ognuno di noi donasse, anche un misero etto di pane, l'insieme dei tanti costruirebbe un grande supermercato, dove chi ha davvero bisogno potesse prendere senza pagare e assolutamente senza chiedere grazie, perchè tutto è assolutamente dovuto a chi ha ancora dentro un poco di cuore che parla d'umanità e rispetto, aiuto e considerazione, fratellanza e sostentamento, sostegno e continuazione.

Ho finalmente liberato la stanza da letto, da quell'invasione di coperte e plaid, trapunte e piumoni, residui di tempi e di, spesso, acquisti da non fare, roba di sempre che ognuno accatasta così tanto per fare, che ha comprato soltanto perchè ci pareva un capo migliore e poi magari si è sempre usato lo stesso per non sciupare quel nuovo, che rimane coperto da altri innumerevoli simili, così con l'intento di lasciarlo ai figlioli, ai nipoti, quando poi ormai di certo sappiamo, che di questa “roba” anche loro ne sono già pieni e non aspettano certo la nostra, che poi spesso e certamente, la nostra non piace nemmeno. E allora perchè non ripulire del tutto, un tutto mai usato ma stagnante nel banco o nel cassettone, e donarlo a chi in questo momento ne ha davvero e assoluto bisogno, a coloro che adesso, in un attimo, hanno perso quello che a noi, adesso, pare superfluo e quasi facile da ottenere.

Ho visto stamane, in quel centro di raccolta, gestito da giovani volontari, un mare di gente e di persone, che con sfogo e animato pensiero hanno donato quello che a loro pareva migliore, alimenti, medicine, coperte, vestiti, una bambina dagli occhi celesti e dalle trecce sul collo ha dato ad un giovane che le sorrideva, una bambola da regina vestita e gli ha detto, testuali parole: “ Voglio che tu la dia alla mia amica in Ucraina. E' una regina ,così le farà compagnia”.

E non pensiamo sempre al peggiore, che quando c'è da fare del bene, nasce nell'animo delle persone quel verme che si chiama sospetto del tipo “...ma gli arriveranno davvero a quella gente tutte queste cose, o magari vanno nelle tasche di chi furbamente ha organizzato?” . Ebbene io rispondo a queste persone, perchè quando c'è da fare del male, da innalzare dicerie e “sputtanamenti” non avete mai dubbi su quello che dite e che fate?

E' un'immagine quella che ho postato qui sotto la mia riflessione, si tratta di un particolare di un dipinto di Marco Palmezzano (Madonna in trono tra i santi Biagio e Valeriano) e per la precisione San Valeriano soldato, San Valeriano fu uno dei tanti martiri per la religione e per la difesa di essa e di altri tanti seguaci, venne decapitato dalla milizia nemica che non badava a ragioni a chi fosse di pensiero e azione diversa alla loro. Questa immagine penso rispecchi altamente di quello che adesso succede nel mondo e in un luogo in particolare.


Zia Molly


Immagine web : Marco Palmezzano – Madonna in trono tra i santi Biagio e Valeriano (particolare)

giovedì 24 febbraio 2022

EVOLUZIONE?


Ho sempre creduto e sperato anche che l'evoluzione di tutte le cose fosse effettivamente così intesa come la parola stessa enuncia, ovvero sviluppo graduale e completo, e in questa gradualità e completezza naturalmente facevo includere, (e penserei ovvero ho sempre pensato, ovviamente) anche l'uomo. E' anche vero che la storia ha sempre insegnato e documentato che spesso l'uomo in questo evolversi è sempre stato un pochettino indietro, non rendendosi conto al momento del cambiamento, cambiamento che al tempo era abbastanza lento, ma ha sempre, l'uomo, preso interesse personale cercando di trovare soluzioni di ricavo economico piuttosto che intellettivo, umano e sociale. Però io ho sempre sperato ( e spererei anche ora, forse, non so) che l'uomo in tutto quel bailamme di successioni evolutive si fosse un poco ritrovato e l'evoluzione suddetta arrivasse anche al suo nobile cervello. E invece i fatti di allora e di oggi dimostrano invece che l'evoluzione nell'uomo è in diretta proporzione inversa al suo cervello, più siamo tecnologicamente e scientificamente avanzati, il suo cervello regredisce altrettanto, fino a divenire automa di se stesso e di un sistema che non porta a niente, ovvero porta soldi, ma poi quando saremo pieni di questi tanti soldi si renderà conto l'uomo stesso che non avrà niente e nulla da poterli spendere.

Ho ricevuto oggi stesso un'ennesimo dolore personale, una mia carissima amica da giorni ci ha lasciato, così improvvisamente, e allora ancora di più ho maturato questo dolore immenso che l'uomo, qualsiasi uomo, sta gettando sul mondo intero. Io, ormai matura, quasi marcia per l'età, mi ritrovo a dovere insegnare ai miei nipotini quanto la vita sia il bene più grande che l'uomo possa possedere, quanta ricchezza che supera ogni diamante, ogni oro, ogni platino esistente, la vita è un bene che bisognerebbe saperlo sfruttare ogni giorno e di ogni giorno saperselo godere e farlo godere in egual misura a ognuno. Sono parole retoriche? Forse appaiono tali, la carta filigrana ha parole più imponenti dentro i nostri cuori, ma basterebbe che chiunque, almeno un attimo, una frazione di secondo, pensasse ai suoi cari che non ci sono più, a un amore che vi ha lasciato eternamente, a una persona in cui contavate pienamente e di punto in bianco è perduta, ebbene io sono sicura che un minimo ( pur freddo e glaciale sia il vostro cuore) di forte dolore lo proviate e sono anche sicura che in quel momento capireste anche quanto è immenso il “valore” vita.

Il dolore insegna, purtroppo, ma pare che questa evoluzione tecnologica abbia fatto disperdere pure il senso del dolore stesso, siamo icone, face, avatar, e come nei cartoons, nei games, e prima ancora nelle vecchie comiche mute, possiamo morire, sparire, cadere, come niente e come un niente essere considerati.

Ricordiamoci che la guerra, qualsiasi guerra, fatta per qualsiasi ragione, compresa anche quella più assurda delle religioni, qualsiasi odio verso un suo simile crea soltanto altrettanto odio verso altri simili e la catena d'odio è più salda e compatta di quella dell'amore. Un giorno (spero mai, credo fortemente mai, ma devo dire comunque forse mai) l'uomo si troverà davvero solo, e nessuna moneta, nessuna forza umana, nessun cuore, nessun sole o luna, nessuna terra o fuoco, nessuna acqua o aria, potrà aiutarlo, perchè tutto questo non ci sarà più, ovvero non ci sarà più in abbondanza.



Zia Molly


Immagine web

lunedì 14 febbraio 2022

GIORGIONE - LA PALA DI CASTELFRANCO


In questo periodo particolare che stiamo tutti attraversando, dove venti di guerra spopolano e vincono su ogni cosa, mi è scorsa sotto gli occhi questa stupenda pala d'altare di Giorgione (penso che sia anche l'unica pala d'altare che lui abbia fatto) e sinceramente al di la del valore artistico immane, ma mi ha colpito per quanto, nel leggerla adesso, sia alquanto reale e incisiva.

Fu commissionata al Giorgione nel 1500 circa dal condottiero Tuzio Costanzo in commemorazione del suo giovane figlio che trovò morte, ancora giovanissimo, in guerra a Ravenna mentre combatteva a fianco della Serenissima.

La scena è prevalsa dalla prorompente maestosità della Madonna seduta al centro in un austero trono alla cui base si espande un bellissimo telo raffigurante lo stemma della casata del committente, il tutto alle spalle di una magnifico e incantevole paesaggio, paesaggio alquanto spettacolare per il periodo, in quanto il Giorgione ne ha dato una reale interpretazione, cercando di calcolarne le giuste distanze e prospettive, giocando ulteriormente con le trasformazioni degli stessi colori all'impatto con la luce.

Di sotto al trono, ai lati destro e sinistro della Madonna, due santi quello con la corazza brillante e dal volto giovanile e ardito, è San Nicasio, l'atro più umile, più sereno e pacato, altri non può che essere San Francesco, da notare la maestria scenica del Maestro pittore, al di sopra del Santo in armatura, nel paesaggio, si trova il castello, quale simbolo di fortezza e riparo, mentre al di sopra dell'umile Santo, troviamo il paesaggio di una purezza e semplicità non comune, un'immersione nella natura che potremmo definire, di pace.

Ed ecco allora che la lettura di questa pala in questo preciso momento, pare indicarci la storia che viviamo, in balia tra la guerra e la pace e il tutto in mano al Supremo giudizio della Madonna, che se la guardiamo attentamente, il suo sguardo compito e triste è vago, non è rivolto ne alla scena ne a chi la osserva, è uno sguardo dubitativo, verrebbe quasi di supporre, vista la particolarità della commissione, che sia intenta a guardare la tomba del giovane morto in guerra, e a questo punto non ci sarebbero più parole interpretative.

La Pale di Castelfranco di Giorgione è visibile nel Duomo della città di Castelfranco Veneto.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Giorgione – Pala di Castelfranco

lunedì 7 febbraio 2022

UBALDO GANDOLFI - ENDIMIONE E SELENE


Ubaldo Gandolfi è stato un pittore italiano nato a San Matteo della Decima una piccola frazione del comune di San Giovanni in Persiceto di Bologna, nel 1728 e morto all'età di 55 anni a Ravenna, e appartenente a una famiglia numerosa e quasi tutta dedita alla pittura tra cui, oltre lui, spiccano tra gli altri il fratello Gaetano e il figlio Marco e Ubaldo Lorenzo. Appena 17enne entrò all'Accademia Clementina dove imparò il disegno dell'anatomia umana dal grande maestro Ercole Lelli ( sono notori di questi i modelli anatomici in cera realizzati da cadaveri sezionati). Gandolfi si può considerare in quanto a stile pittorico, a l'ultimo del barocco e tra i primi del neoclassicismo, il suo modo di dipingere comunque ha tracce indelebili e riscontrabili con il capostipite della scuola bolognese, Ludovico Carracci. Tra i suoi innumerevoli lavori spiccano le tele dedicate alle narrazioni mitologiche, come questa sulla leggenda di Endimione e Selene ( ora al Museo d'arte della contea di Los Angeles).

La leggenda di Endimione ha varie e diverse versioni, questa rappresentata da Gandolfi è forse quella più nota.

Endimione osservato da Selene, la dea della luna, che percorrendo il cielo intravide il bellissimo giovane addormentato in una grotta del monte Latmos in Caria, e se ne innamorò pazzamente, tanto che ogni notte fermava il suo cocchio argentato e scendeva ad accarezzarlo e a baciarne gli occhi chiusi con la determinata attenzione a non svegliarlo. Una versione invece dice che furono proprio i suoi baci a fa si che gli occhi del giovane non si aprissero più, e anche un'altra in cui si dice che Selene raccomandandosi a Zeus volle che il giovane potesse ottenere un'eterna giovinezza tanto da non smettere mai di ammirarlo e amarlo, e Zeus non insensibile al suo amore propose direttamente a Endimione di poter scegliere tra una vita normale o di dormire in eterno rimanendo così sempre giovane, naturalmente scelse la seconda per godere di quell'amore immenso della Dea.

Guardando questa tela non possiamo non provare, dallo sguardo ammaliato di Selene, tutto quell'amore profondo e immenso , un amore simbolicamente illustrato dal piccolo putto alato con l'arco e frecce, e resistiamo anche e comunque a non innamorarsi noi stessi di quel corpo così perfetto e delicato, giovane e puro di Endimione. Neoclassicismo che si affaccia sul barocco ,ma un poco di amore non guasta mai.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Ubaldo Gandolfi – Endimione e Selene

sabato 5 febbraio 2022

MASCHERE ITALIANE - MEO PATACCA


La maschera di Meo Patacca è Trasteverina, è spiritosa e insolente, guai a contraddirla e per farsi intendere e approvare usa spesso e volentieri il bastone. Prima picchia e mena e poi si spiega. Parla il dialetto assolutamente romano e spesso ripete, della frase pronunciata, la parola che appare più energica, come io vo', tronca tutte le parole , come sapere in sape o fare in fa. Trastevere ha due personaggi che si rassomigliano e che sono fedeli compagni tra di loro, Meo Patacca e Marco Peppe, tanto e spesso da confonderli.

Giuseppe Berneri nel 1685 di questo personaggio ne scrisse addirittura un poema in dialetto romanesco formato da 12 canti rivalorizzato e fatto conoscere poi nel 1823 da Bartolomeo Pinelli.

Il costume è quello classico di sempre, i capelli raccolti in una retina, collo scoperto, un cinturone dove tenere saldo un pugnale, a volte sostituito da una spada di legno, calzoni aperti alle gambe e scarpe con fibbie d'acciaio.


Roberto Busembai (errebi)


Disegno ERREBI

UNICITA' E ASCOLTO


Da pochi giorni, l'italiano medio, diciamo l'italiano tutto, ha sentito nominare due parole che a malapena si trovano sul vocabolario, due parole davvero nuove, unicità e ascolto! Direi che ha fatto impressione, neppure un termine latino potrebbe tanto colpire le note di un orecchio di un italiano, quando del suo essere per essere tale (intendo proprio italiano) si fa bandiera del suo inverso, del suo eccessivo contrario. Siamo il paese dove diversità e parlare ma non ascoltare sono il toccaforte di ogni cosa, sono la bandiera (non arcobaleno) da sbandierare giornalmente e in ogni cosa e in ogni momento. Amiamo le parole forti, quelle che colpiscono, quelle che danno subito il colpo senza tanti pregiudizi o incomprensione, siamo quelli che quando pronunciamo “negro” o “ebreo” lo facciamo con tutto noi stessi, con tutta la forza dispregiativa che è insita in noi, e come ci rende unici e veri, ci esalta, quello che però non notiamo, che siamo solo in grado di sentirci così soltanto per fare gruppo, per fare appartenenza, senza convincimento, senza un ragionamento, siamo le pecore dietro a altre pecore coscienti di poter uscire dall'ovile , magari con il primo cane che ci guida, che poi anche quello spesso e volentieri è un lupo travestito da cane, e poi ci spaventiamo e ci difendiamo da lupi che anche loro, e spesso, non sono che cani travestiti da lupi. Siamo il paese che è nato nel termine dell'ambiguità, Roma è stata fondata da due gemelli ma al contempo abbiamo il dubbio di Enea, non riusciamo a dare un'impronta sociale vera e propria e ci proteggiamo con scudi fatti di termini dispregiativi, offensivi e denigratori, perchè così mettiamo al sicuro la nostra, immensa, insicurezza e ignoranza.

Quant'è grande la forza evocativa dei termini “frocio”, “''recchione”, “checca” e così via, non ci poniamo nemmeno il senso delle parole stesse, ci piacciono perchè sono piene e fanno tanto male, ma quello a noi non interessa, il male è parte integrante del nostro quotidiano fare, siamo così con tutti e con tutto, persino il nostro vicino se compie un gesto o dice una parola differente da noi, subito lo etichettiamo, lo diversifichiamo, lo critichiamo. L'io dell'italiano è forte , è supremo, è onnipotente MA soltanto quando deve accusare, o insultare, o offendere, perchè nelle cose importanti, nei momenti di vere decisioni, anche vitali, noi non ci siamo, il nostro io diventa voi, e ci ritiriamo come testuggini nella nostra corazza.

E' bastato un qualche cosa di diverso già ieri sera, alla manifestazione di Sanremo, per le cover, quando Grignani è salito (nota mia finalmente e con tutta la mia gioia) sul palco, che su i social sono stati davvero inondati da ignobili parole e sfottò, alcune anche davvero offensive e delle quali io stessa mi vergogno a pronunciare....eppure pochi o nessuno si sono presi la briga di chiedersi del motivo per cui il cantante poteva apparire “anomalo”, le giuste e anche penose motivazioni, no siamo il paese del giudicare e disprezzare, del distaccare, dell'allontanare, chiamiamo ambigui gli altri quando l'ambiguità la sventoliamo ogni giorno, è bastata una pandemia a farci comprendere quanto siamo ambigui, persino del fare le leggi, come ad esempio poter mangiare liberamente in un ristorante mentre è assolutamente e rigorosamente proibito mangiare un piccolo e innocente pop-corn in una sala cinematografica o teatro, (è solo un piccolo e innocente esempio, ma ne potrei fare altri mille).

E allora ci voleva un'”ambigua” (con tutto il mio doveroso rispetto per il personaggio, la cito soltanto in tale termine solo per sottolineare la forza della parola che piace tanto agli italiani) a darci lezione, a dirci che siamo un popolo che non siamo in grado di amare e di ascoltare l'altrui quando soffre o ha bisogno di aiuto, o soltanto ascoltare per davvero imparare. Peccato, e anche qui abbiamo fatto la cosa all'italiana, che questo eccelso e meraviglioso messaggio, sia stato percepito da pochi ( forse si sperava che lo ascoltassero quei pochi “addetti ai lavori”) perchè trasmesso nell'ora più tarda possibile, con la speranza subdola e AMBIGUA che passasse con la più assoluta indifferenza.

Io sono frocio, checca, 'recchione, omosessuale, gay, negro, ebreo, finocchio, trans,lesbica,handicappato, immigrato, uomo, donna, persona, essere umano!


Zia Molly