martedì 22 dicembre 2020

LE TAGLIATELLE DI NATALE


E siamo come a Pasqua, ancora contati a tavola come fossimo dei numeri da estrarre, ancora con le dovute distanze altrimenti ci facciamo del male, ancora come a Pasqua i soliti parenti stretti ( attenti alla parola, la definizione esatta senza incorrere in problemi è “prossimi”) e chi ha la “fortuna” di non avere nessuno, accanto e vicino, si mette a tavola come allora con il suo piatto e sottopiatto pure e si scalda un poco di brodino, e se proprio vuole farla passare come giornata speciale che dovrebbe essere, ovvero un consommè.

Ma io non mi dolgo per quello che è e quello che è stato, il Natale è quello che porto dentro e spero di saperlo donare, i figli hanno le loro donne, le famiglie sono moltiplicate e alcune, me compreso, sono dimezzate, anzi evaporate, ma non mi dolgo di questo poco inimmaginabile momento diverso, mi metto a tavola lo stesso e sono certo che farò un bel pranzo....anzi mi dirò spesso e sovente, beato me che me lo posso permettere!

Ma tra un discorso, un bicchier di vino come antipasto eccomi qua che sto per chiudere occhio, seduto sul divano e aspetto che venga il mezzogiorno per preparare il tavolo con tovaglia in decoro, piatti sopra e sotto contornati d'oro e una candela in mezzo per ricordare la vita che non ha bisogno di ricordarsi di esistere, a lei basta un respiro, e quando quel piccolo respiro manca.....beh non serve tanto a dire che forse era stanca.

Quand'ecco che suonano alla porta, sorpreso guardo l'orologio e mi spavento sono le 12 spaccate e suona pure il campanone del paese nel contempo, corro ad aprire sperando che chi sia se ne ritorni presto da dove viene, che io ho ancora da fare da mangiare e pure apparecchiare come avrei voluto.

Apro e vi giuro non era nessuno, ovvero sul pianerottolo al quinto piano dove ho l'appartamento non c'era assolutamente vita umana che mi aspettasse, allora mi sovvengo e corro al citofono che sicuramente qualcuno da basso, al cancello è in attesa che io apro.

Guardo scrupolosamente ma nessuno è fotografato in quel momento, poi mi dico che la vecchia maniera è quella più sicura, mi affaccio alla finestra e guardo sotto......nessuno pure in strada e nessuno che mi stia cercando. Me lo sono sognato mi dico tosto e mi avvio al bagno.

Sto iniziando a farmi un poco di pasta col ragù, un ragù che avevo congelato per i momenti in cui sapevo non avrei avuto voglia di stare al fornello, e quel momento è capitato, prendo la pentola per riempirla d'acqua e porla sul fornello a bollire che ecco, e stavolta sono sveglio, risuonano anzi suonano e bussano alla porta. Arrivo in lampo, quasi fossi un velocista prossimo all'arrivo, apro già con il sorriso in bocca, come saluto, fa parte del mio carattere solare, pure mi arrivasse un telegramma funesto, il primo impatto mio sarebbe quel sorriso che forse in quel momento sarebbe pure scemo. Apro e......voi non ci crederete ancora niente, nessuno, niuno, vuoto completamente e io avevo pure sentito un rumore di bussato. Non vorrei che i figli del geometra che abita di sopra, non si divertissero alle mie spalle, in fondo anche loro in questo obbligato giorno casalingo, qualche cosa debbono pur fare.....si, però, un piccolo richiamo del loro padre non guasterebbe.

Chiudo accertandomi ancora che nessuno fosse in giro, magari rimasto indietro sulle scale pensando che non avessi risposto, ma mi devo sottomettere al destino, fuori dalla porta non c'è e non ci sarà nessuno.

Ho gettato la pasta, a me piacciono le tagliatelle, sapete quanti Natali ho fatto con quelle, mia madre era fissata con le lasagne e non c'era Natale che non le facesse, e i parenti tutti, gli zii e i nonni e pure i conoscenti erano ben lieti di quella portata che sempre l'applaudivano quando lei portava le teglie ben calde, uscite allora dal forno, e le posava fumanti sulla tovaglia con mio padre che si premuniva di porre svelto un sottopiatto, da non sciupare con il calore il tavolo “buono” del salotto.

E per me, da mamma cara e buona, perchè le mamme, almeno quelle di una volta, non potevano dire no al proprio figlio, era sempre pronto un piatto caldo e fumante di tagliatelle al sugo con pure il parmigiano, solo per quel giorno, grattugiato sopra.

Son quasi pronte, nel frattempo mi appresto ad apparecchiare, che per me è un gesto sacro, amo la tavola, anche se sono solo, apparecchiata come si dice “a dovere”. Metto il piattino dell'antipasto, anche se non esiste, ma potrebbe servire per una frutta, un dolce o quello che mi pare, il piatto fondo e il sotto piano, naturalmente dello stesso colore e dello stesso servito, gradito con un decoro e pure colorato, posate, sono puntiglioso voglio due forchette due coltelli e un cucchiaino, sempre per il solito dolce o per un caffè, due bicchieri uno grande per l'acqua, preferibilmente gassata, e il piccolo per il vino, preferibilmente rosso, e se, come oggi che è nominata festa, pure il calice per uno spumantino.

Per la terza volta ho sentito bussare e suonare, ma questa volta non mi appresto assolutamente ad aprire, qualcuno mi ha preso di mira oggi e sono così il suo divertimento, si stancheranno se vedono che non mi appresto ad aprire o a cercare di sapere chi sia che mi cerca, io impassibile mi siedo al tavolo, ho quasi pronta la pasta e ….......la tavola è imbandita e ben addobbata per ben 10 persone, ci sono piatti e bicchieri a non finire, rimango sbalordito e non capisco, come se da un momento all'altro una bacchetta magica avesse cambiato il tutto, strofino gli occhi per sapere se sono desto, mi guardo intorno e come in un baleno si formano figure al tavolo imbandito, siedono improvvisamente al mio cospetto tutti i parenti e zii e pure i nonni e io sono come pietrificato, sorridono tutti, anzi si complimentano a piena voce del tavolo apparecchiato e della cura con cui lo avrei fatto, e ancora non riesco a parlare, quando dalla cucina sento una voce e non riesco a contenermi dal piangere e sorridere contemporaneamente:

“ Eccomi, le lasagne son pronte, per te Francesco ho fatto le tagliatelle”.....era mia madre con le teglie.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web

FAVOLANDO


FAVOLANDO


“Non si può vivere senza fiabe” mi diceva mia madre e subito aveva la naturale inventiva di narrarmene una o addirittura inventarla per potermi addormentare.

Chissà forse sarà per questo attimo vissuto, per questa antica armonia assorbita, che mi sono ritrovato a scriverle, queste fiabe, a percorrere le contorte strade della fantasia, a sorvolare mondi incantevoli, a battermi contro draghi infuocati e cavalieri erranti, a cantare strofe rimate di pazzi menestrelli e chiacchierare per ore ed ore con i più svariati e simpatici animali, e bene o male sono sempre riuscito a salvarmi e a raccontare cose belle.....

Perchè questa premessa, perchè cari bambini, oggi mi sono ritrovato a dover risolvere un problema arduo e strano, buffo per come mi si è presentato e particolare per quello che mi è “imposto di nominare”, sono cinque parole che io devo gestire e non lo so proprio fare.......e allora cerchiamo insieme di snodare questo aggrovigliato gomitolo di cose e cerchiamo di trovare il bandolo della matassa …...

ALBERO è la prima parola che mi sento di dovere nominare, che un albero potrebbe essere un antico olivo abbandonato sopra un colle, abbandonato perchè nessuno più vuole cogliere dei suoi magici frutti, le olive, e allora eccolo tempestato e abbattuto per il suo peso degli anni, dal vento gelido dell'inverno e dalla pioggia incessante che tende a cadere, ma non lo possiamo lasciare che soffra per la malvagità dell'uomo e allora che un raggio di sole avendolo scorto e rimasto commosso di tanta sofferenze gli doni improvvisamente quel tiepido ma giusto calore, e lo faccia con impeto e decisione senza nemmeno chiedere il permesso per uscire, a quelle invadenti nuvole che lo tengono a riparare.

Oppure potrebbe essere un albero d'olmo o quercia che con la loro possanza e la loro maestosa capigliatura di foglie donano al passante, al contadino o al pastore la giusta ombra per rinfrescarsi dal sudore delle fatiche che giornalmente sopportano e ritrovare refrigerio anche per la mente e il cuore, e magari abbandonarsi a pensare quel giusto momento ai loro cari che dalle stelle in cielo li seguono ogni giorno, oppure alle loro mogli che attendono il giusto pane quotidiano per sfamare e sopravvivere di loro e dei rispettivi figli, figli che sono come l'albero nominato, il fulcro e il refrigerio di una vita che tende ad invecchiare.

Ma Francesco mi dice che albero per lui è l'abete, quello che solito si nomina e si va a cercare nella precisa festività che è il Natale.

E ha ragione Francesco, e con questo ci leghiamo anche l'altra parola che mi è stata detta, proprio NATALE

Partiamo allora da l'albero che abbiamo usanza di addobbare e illuminare con le più svariate e colorate luci, un accendi e spegni intermittente che fa brillare i rami e gioca con le ombre delle palline appese sulle pareti e sui soffitti delle case, ma il Natale non è solo questo è anche l'arrivo di un Babbo, da noi così conosciuto, che già appena piccoli abbiamo sentito nominare, e che da grandi non abbiamo la forza di non crederlo come lo abbiamo sempre immaginato, quell'anziano signore, un poco grassotto, dalla canuta capigliatura e da una barba lunga lunga bianca e soffice come la neve. Babbo Natale che viene da lontano, come lo è stato un Papa bianco, l'uomo che pensa a tutti i bambini, belli, brutti, gialli , neri e di tutti i colori, che non si sa come abbia a conoscere i loro desideri, riesce sempre a farli contenti, e se quel trenino che tanto avevamo desiderato non lo troviamo quel giorno fatidico, non è perchè se lo sia dimenticato, solo che lo ha donato a un altro che di quel trenino era l'unico gioco che veniva a possedere e che di certo ne è rimasto più contento.

Natale è una parola magica che però non ha a che fare con Merlino e nemmeno con Harry Porter, non ha bacchetta e non vuole trasformare, anzi il Natale vuole sottolineare e rimarcare che c'è l'amore in ogni cosa e in ogni persona, che luci, giochi, sfarzi e alimenti sono sono il contorno di un piatto enorme dove la pietanza dell'amore è il gustoso sapore che si può e si deve mangiare. Natale è sempre se lo vogliamo, basta nasconderselo nel cuore e farlo illuminare non solo per la sua festa, ma quando lo vogliamo e o quando ne necessita.

Vedete che non è facile mettere insieme tutte queste cose....ha detto Annamaria che se continuiamo così lei si addormenta, a lei il Natale fa sempre sognare e vedere la luna e le stelle....

Annamaria mi hai dato, involontariamente il motivo per introdurre l'altra parola che è appunto la LUNA.

Luna che brilli in cielo di luce riflessa, pianeta dei pianeti, sogno di tutti gli amanti e degli amori, si dice che la luna tenga nascosti dietro di se, tutti i sogni dei bambini, e che ogni tanto, per non addormentarsi di notte, se li legga e spesso si commuova, tanto che non so se avete notato, spesso ha un'alone di nebbia intorno, ebbene quello è il vapore che esce dalle lacrime che non sa trattenere.

La Luna è sempre diversa nel suo esporsi, cresce piano piano come una torta dentro il forno e diventa bella piena e tonda, come un dolce ben montato , la luna è quella compagna delle notti insonni dovute a dei dolori o soltanto a piccole malinconie che nascono nel cuore. Sapete che la Luna ha una sua voce? Si, certo ve lo assicuro, e se non ci credete, una notte, quando è bella piena e lucente, affacciatevi alla finestra e guardatela attentamente, vi assicuro che dopo poco, vedrete la sua bocca che si muove e vi narrerà con la sottile voce le storie e le novelle che nessuno saprebbe raccontare, lei si che sa cosa sono le fiabe, lei ha conosciuto regine e damigelle, bambini e bambine persi nei boschi o nelle valli, dimenticati o abbandonati per le miserie della vita, lei ha conosciuto le fate che aiutano questi bambini, azzurre, bianche, brillanti ed evanescenti, bionde e brune e dai capelli pieni di stelle e diamanti, ha conosciuto pure gli orchi e i draghi ma ha sempre saputo tenerli a bada con la sua finta assenza, si perchè anche se qualche volta la luna non appare in cielo, non è vero che non è presente, è solamente spenta perchè ha da ricaricare le pile.......

Ma dai, esclama Giovannino, che stai dicendo, la Luna non ha le pile!

E io gli rispondo: Forse no ma pure anche si, te lo sai? Ci sei mai stato?

E s'alza una risata dolce e innocente che mi scalda il cuore.

Allora, dico, voi che siete tanto intelligenti e avete il potere della facile fantasia che dovrei raccontare se vi dicessi BICICLETTA?

S'alza dal fondo dell'aula il timido Marcellino e dice fievolmente:

“ L'ho chiesta quest'anno nella letterina a Babbo Natale”

E spero che il tuo sogno sia esaudito, gli dico, perchè la bicicletta è il primo e l'unico mezzo che da bambini si impara a guidare, si rompono le ginocchia, si slogano i piedi e qualche gomito si arrossa, ma poi tenere l'equilibrio diventa cosa così normale che neppure vi accorgete di non avere mai saputo andarci e pedalare. La bicicletta era una volta, l'unico mezzo per spostarsi e quante volte è stata importante per salvare vite di persone e pure di animali, quando nelle stalle una mucca o una pecora aveva da far nascere il loro figliolino, spesso non bastava la natura e ci voleva il veterinario, e allora non esistevano i telefonini e le radio per chiedere soccorso, le auto erano un privilegio e poi ne esistevano poche, ecco che allora il più giovane di famiglia, saliva sulla sella e piovesse o tirasse vento, ci fosse la luna o il sole, in fretta correva per la valle sugli sterrati e sui viottoli d'erbe pestate per raggiungere il primo paese e chiedere aiuto. E il ritorno era ancora più massacrante, perchè il dottore sedeva sulla barra orizzontale della bicicletta e si faceva trasportare, con un pedalare ancora più faticoso e frenetico, che oltre il sudore del movimento subentrava anche quello di non arrivare in tempo.

Ora però, per finire......

Paolo e Maria in coro: “ Perchè è già finito? Ci piaceva questo gioco”

Grazie del complimento, dico, lo rifaremo, ma il tempo scorre anche nel gioco e spesso pare che scorra ancora più velocemente comunque come dicevo, per finire vi voglio raccontare questa fiaba e poi voi mi direte quale era la parola che avrei dovuto narrare.


C'era una volta un povero pastore, un gregge fatto di circa sole venti pecorine, un cane giudizioso ma ormai vecchio e ammalato, che di correre dietro alle pecore per farle contenere, non ce la faceva più e spesso il suo compito veniva così meno e il pastore a impazzire a correre da una parte all'altra perchè, si sa, le pecore seguono gli ordini del cane ma ovviano spesso quelli degli uomini.

Non aveva stalla e non aveva casa e dormiva dove trovava, sotto possenti alberi o tetti di alcune fattorie abbandonate se pioveva, spesso in qualche antro o grotta se davvero faceva freddo, era conosciuto da tutti e in qualsiasi paese si avvicinasse, nessuno gli diceva niente, tanto sapevano che Antonio, così si chiamava, Antonio il pastore non chiedeva e pretendeva niente, ma tanti gli offrivano comunque un pezzo di pane o addirittura un piatto di pasta.

Era d'inverno, uno di quell'inverni ancora più freddi e gelati che Iddio aveva messo al mondo, e il pastore non riusciva a scaldarsi, nonostante avesse trovato una grotta abbastanza riparata, quando ecco che in piena notte, viene presso di lui un'ombra e una piccola luce di lanterna, era un uomo del paese che era venuto ad offrire a Antonio la possibilità di dormire nella sua stalla, e poteva così anche portare il cane. Le pecore furono radunate sotto una tettoia con il fieno e il pastore si gettò dentro la stalla tra fieno giallo e odore di grano, con accanto il suo fedele e vecchio cane.

Al mattino, Antonio si svegliò più arzillo e rincuorato, fuori pareva persino meno freddo, andò a salutare l'amico che lo aveva ospitato e poi si recò per prendere le pecore ma......ma le pecore non c'erano più.

Com'era possibile che fossero sparite così nel nulla e che nessuno poi avesse sentito, come lui, rumori o belati, chiese allora preoccupato e disperato all'amico se ne sapeva qualche cosa, ma anche lui ne fu meravigliato però ebbe un pensiero e subito lo svelò al pastore:

“ Ho sentito dire, da altri pastori che sono passati da queste parti in questi ultimi giorni, che le pecore e tutti gli animali sono attratti da una luce, da un richiamo particolare, e che loro non possono niente e li devono seguire, forse anche le tue pecore hanno seguito quel richiamo”

Sbigottito Antonio lo stava ad ascoltare e poi chiese:

“ E da che parte si sarebbero dirette?”

“ Di la” indicò l'amico.

Antonio partì subito verso quella direzione con il cane accanto, ma fu un viaggio molto lungo e spesso quasi di rinuncia, la cosa che lo faceva continuare era che man mano che passavano i giorni notava sempre più pastori e pecore, donne e galline, anatre, cani e gatti, tutti diretti verso lo stesso luogo, e ogni giorno era sempre più faticoso perchè il povero cane a stenti riusciva ad andare avanti.

Una notte il cielo di illuminò di una stella gigante che pareva indicare un determinato luogo, e tutti seguirono quell'indicazione e fu così che improvvisamente Antonio riconobbe il suo gregge, le sue pecore erano tutte radunate in gruppo e insieme seguivano piano piano il richiamo. Lo riconobbero e lo circondarono ma il pastore notò un qualcosa di nuovo nel gruppo, era nato un agnellino, una pecorella giovane e ancora tentennante nel camminare.

Prese in braccio l'agnellino e poi con tutto il suo gregge e il cane si incamminarono ma questa volta fu per poco, quando si avvicinarono ad una stalla, dove anche li c'era qualche cosa di nuovo, era da poco nato un bambino a due poveri genitori che non avevano altro che rimirarlo.

Il suo istinto fu di posare a terra la pecorella, e inginocchiarsi a tanta meraviglia che emanava pace e serenità, quel bambino era la salvezza dell'animo e delle paure, di tutte le stanchezze e tutte le tristezze, e quando fu per rialzarsi la pecorella era svanita.......Guardò intorno ma non la vide, si rammaricava di averla abbandonata, quando improvvisamente un leggero belato giunse dalla stalla, la pecorella si era messa in mezza tra il bue e l'asino e con il suo fiato caldo riscaldava le nude e innocenti membra di quel gioioso bambino.

Ebbene la parola qual'era?

In coro: La PECORELLA.

Bravi! E che anche voi siate le nuove pecorelle di un nuovo futuro che non sarà di fiaba ma che lo sia somigliante.


Roberto Busembai (errebi)


Disegno Errebi

ANTONIO ALLEGRI DETTO CORREGGIO - MADONNA IN ADORAZIONE DI GESU' BAMBINO


“La Vergine si tolse i calzari, si inginocchiò in atteggiamento orante, le mani protrese in avanti e, d'un tratto, in un istante mise al mondo suo Figlio. Sul suolo all'improvviso comparve il neonato e da lui si irradiò una luce ineffabile. Quando Maria sentì di avere generato il Bambino, lo salutò con queste parole: Sii il benvenuto, o mio Dio, Signore e mio Figlio” da le “Rivelazioni” di Santa Brigida di Svezia che ebbe a Betlemme.

E' da queste parole e da questa descrizione che il Correggio ovvero Antonio Allegri, essendone colpito amorevolmente ne trae un dipinto che ha dello spettacolare, nella nostra piccola carrellata di opere di Natività io penso che questa sia davvero il culmine più alto che potevamo raggiungere.

E' un piccolo dipinto che pare non abbia storia dato che le sue origini sono assai contorte e misteriose ma abbiamo comunque dei dati certi ovvero che il duca di Mantova, Ferdinando Gonzaga lo dette in dono a Cosimo II de' Medici granduca di Firenze, e questo dono già da se comprova il valore eccelso di questo dipinto.

E' colto l'attimo immenso e particolare, l'attimo tra il sacro e il reale, la madre, la Vergine, che contempla con tutta la dolcezza e la tenerezza possibile di una madre appena partoriente, quel divino, quel Bambino che ora ha davanti a se e che pare o forse lo è davvero, immenso di luce.

Quell'attimo che soltanto il Correggio poteva fermare valendosi dei suoi studi delle sfumato “leonardiano” e del tonalismo veneto, portandoci così a una fresca pittura che stimola e accentua la dolcezza degli affetti. Non si può non commuoverci a tale raffigurazione, è un trasporto naturale, siamo consoni dell'avvenuto concepimento e ci verrebbe pure a noi, umani e peccatori, di stendere una parte del nostro mantello e sopra porvi un giaciglio di fieno e un telo bianco per deporvi quel piccolo essere che vivo e splendente si dimena quasi a ringraziare e a meravigliarsi esso stesso di essere al mondo e di conoscere il miracolo della vita.

Non potevo, a mio parere, scegliere di meglio , per augurare a voi amici di “Arte in cornice” di trascorrere il vostro Natale con tutta la serenità e la pace interiore che emana tale dipinto e nonostante il periodo particolare che stiamo attraversando, siate vicini, anche e soprattutto , con il cuore, a chi è parte terrena di voi e a chi è vi è parte spirituale. BUON NATALE.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Antonio Allegri detto Correggio – Madonna in adorazione di Gesù Bambino (Museo degli Uffizi - Firenze)

sabato 19 dicembre 2020

IL GATTINO MICHELINO


Il gattino Michelino

che si affaccia ogni mattino

da una finestra di un palazzo

o spesso anche da un terrazzo

che si affaccia per guardare

la gente sotto che si da da fare

oggi ha in mente una fantasia

una di quelle che ti porta via.

Presto è Natale e ha sentito dire

che a Babbo Natale vogliono proibire

di venire come tutti gli anni

perchè altrimenti prenderebbe dei malanni,

ha sentito dire che Franchino

che di lui è il padroncino

non potrà aspettare un regalo o un dono

perchè quest'anno è fuori tono.

Allora zitto zitto, col suo fare da felino

ha sceso le scale pian pianino,

e giunto sulla strada presso un negozio è andato

e delle cose strane ha comprato,

pagando con la simpatia e la tenerezza

guadagnandosi pure una bella carezza.

Giunto a casa di nascosto

si è travestito tosto tosto

e si è trasformato improvvisamente

in una Renna e Babbo Natale contemporaneamente,

due belle corna di cotone imbottito e trapuntato

e un berretto rosso con il pon pon appiccicato,

e così conciato come un burattino

si è presentato al suo padroncino,

che appena lo ha visto così truccato

ha riso di cuore e lo ha accarezzato.

Non capita a tutti di avere come amico un gatto

anche se a volte pare, e sottolineo pare, matto.


Roberto Busembai (errebi)


Disegno Errebi

giovedì 17 dicembre 2020

UN PRANZO DI NATALE


A dispetto di tutto e di tutti noi anche quest'anno faremo il pranzo di Natale, e lo faremo , come sempre, a casa dei nonni, in via del Sottosuolo 48 nel sottopiano conosciuto come cantina. I nonni vi abitano da ormai tantissimi anni e ne hanno fatto davvero un bel appartamento, pensate che vi si accede con una bellissima scala in pietra serena provvista pure di corrimano in legno levigato, credo anche di buona stagionatura, io di queste cose me ne intendo, e si entra in una vasta cucina illuminata dai raggi di sole che spesso riescono a infilarsi dalle piccole finestre in alto, sulle pareti, che si affacciano alla base della strada. E' un ampio locale dal gusto familiare e molto campagnolo, un grande tavolo in legno che per l'occasione viene pulito, lucidato con un protettivo e intorno panche o sedili sempre in buon legno massello. Il fornello è costituito da una vecchia lampada a olio, che viene spesso caricata da mio nonno, altrimenti la nonna è facile che la rovini per terra, un semplice fiammifero strofinato, un pezzetto di corda come stoppino e ecco che si accende per propagare il giusto calore per la pentola che vi si pone sopra, e si può benissimo regolare l'intensità di fuoco, basta girare una rotella di fianco alla lampada e il gioco è fatto.

Noi bambini siamo eccitatissimi per questo evento perchè sappiamo che troveremo, sotto l'enorme albero che i nonni impiantano e addobbano ogni anno, i nostri giochi preferiti, solitamente quasi tutti quelli che abbiamo richiesto nella letterina a Topo Natale, io per esempio quest'anno ho richiesto un enorme volume, un tomo, insomma un libro pieno di pagine di carta con cui potrò divertirmi a rosicchiare e frantumare per la casa, e poi magari potrò anche intrufolarmi nel suo interno, una volta che delle pagine non è rimasto che un accenno.

Solitamente al pranzo partecipano i miei cugini e la mia antipatica cuginetta, antipatica perchè lei è quella sapiente, quella che sa tutto e che a noi ragazzi ci guarda sempre da sotto i baffi e spesso ride delle nostre chiacchiere e dei nostri giochi. Ma è figlia dello zio Paltopo e di zia Rosicchia che sono per me i più cari e meravigliosi zii che io possegga, lo zio mi fa spesso tantissimi scherzi ma lo fa con una bonarietà e un affetto che io non resisto dal farmeli fare e soccombere, la zia invece è sempre gentile e si preoccupa sempre di me e anche dei miei fratelli di come stiamo in salute, se non soffriamo la fame, si perchè questa cosa del soffrire la fame è un poco la caratteristica principale di famiglia, la famiglia Topalmatti. In effetti non è facile per noi procurarsi da mangiare, spesso dobbiamo pure combattere con altre famiglie e altri topi stranieri, quelli poi sono i più arroganti e i più pretenziosi, e avere occhio sempre attento al nemico numero uno, che in ogni casa, in ogni vicolo, in ogni luogo anche abbandonato non manca mai, sto parlando di quella bestia feroce, quel personaggio senza cuore e infame, quella specie di essere che si muove subdolamente con passo felino, insomma quel prepotente e avido Gatto.

Ci sarà sicuramente lo zio Formaltopo, un ormai anziano fratello del nonno, che da pochi anni è ritornato in Italia, ancora scapolo e con un forte bisogno di avere qualcuno che lo accudisca tanto comincia a difettare nel camminare e nel vedere. Pensare che un giorno, tantissimi anni or sono, passeggiando per il porto si era messo a camminare su una corda che guarda caso la cima terminava ad una nave, ed ancora, guarda caso, quella nave andava in America, ma mio zio queste cose non le sapeva, allora, perchè aveva trascorso la serata al porto con degli amici e insieme avevano trovato una bottiglia di liquore dolce , rotta e frantumata sulla strada, con tutto il liquido che si era sparso sull'asfalto, naturalmente da buoni topi ne avevano assaggiato un poco e siccome quel poco era buonissimo …....beh si ubriacarono....ecco perchè mio zio si trovò su quella corda e in quella nave.

Ma in America poi si seppe dalle sue lettere, che la vita non era affatto meglio di qua, anzi c'erano più pericoli e troppi gatti, tanti, anzi tantissimi in ogni angolo e in ogni strada.

E sicuramente non posso dimenticare di pensare che non venga zia Trappolina, la sorella di mia madre, se manca lei la festa diventerebbe un mortorio, sempre a chiacchierare del più e del meno sempre informata su tutto e soprattutto su tutti, del Cavalier Topo che abita sopra di lei, della Signora Pelliccietti che snobba ogni giorno un diverso colore di pelo, e poi del fruttivendolo all'angolo della via che ha comprato un particolare veleno che “pare” attragga i topi e poi questi mangiandolo muoiano, ma ormai s'è talmente sparsa la voce che i topi quando entrano in quel negozio lo fanno con la mascherina. E così con tante altre cose da raccontare, insomma la zia è un pozzo di sapienza!

Ma pensiamo un poco ai regali, che sono per me e per i miei cugini, il vero scopo del pranzo Natalizio, che oltre a quello che ho richiesto nella letterina, ci sono i regali dei nostri zii e soprattutto dei nostri nonni, l'anno passato io ho ricevuto da nonno un bellissimo pezzo di parmigiano, così gustosissimo che me lo sono fatto durare per alcuni mesi, mia zia Trappolina invece mi aveva regalato un oggetto “cattura-odori” che mi avrebbe dovuto avvisare quando nelle prossime vicinanze ci fosse stato qualche cosa di commestibile, ma sinceramente o io non ero in grado di farlo funzionare, o era quell'oggetto una acchiappa-citrulli, non ho mai annusato niente di diverso se non con il mio naso, ma alla zia non l'ho mai detto, anzi bisogna che mi prepari bene a cosa risponderle quando certamente al pranzo me lo chiederà: “ Ti è piaciuto il cattura-odori Topino”

“Bellissimo zia, davvero utile e divertente, ma oggi non l'ho qui con me perchè erano scadute le pile”.

Mio cugino Altopetto piacciono i giochi con le armi, e l'anno scorso i nonni gli hanno regalato una piccola fionda di legno per tirare sassi contro un eventuale gatto che lo assalisse, ma credo che non l'abbia mai usata tanta è la paura che ha dell'animale in questione che già al sentirlo nominare si nasconde sotto un mobile.

Non mancheranno i palloni, i trenini, si i trenini a me piacciono da morire, ne avevo trovato uno, una volta, che bastava che ci montassi sopra e camminava, davvero divertente, ma siccome non sapevo guidarlo dopo poco si frantumò contro una parete e io ci ricavai un bel bernoccolo sulla testa.

Cosa pranzeremo quest'anno, la Nonna ha giù annunciato che sarà un pranzo diverso, ha trovato delle ricette particolari che una sua amica, che vive in un ristorante, è riuscita a copiare da un menù di un grande Chef.....speriamo che non sia la solita fregatura ovvero un piatto enorme e una “cacatina” nel mezzo con fiori e erbe a colorare, tipico delle grandi cucine.

Io mi aspetto un bellissimo pollo arrosto fumante e invitante con una zuppa di verdure stracotte, che sono una prelibatezza e il fiore all'occhiello di mia nonna, e poi chiaramente ci sarà il dolce, pandoro o panettone, che come sempre porteranno i miei genitori, hanno un conoscente che abita nel sottosuolo di un grandissimo Supermercato e come tutti gli anni riesce a prenderne qualcuno, aiutato da altri condomini, per se e per regalarli.

Sarà sicuramente una bellissima giornata da trascorrere tutti insieme e per una volta almeno, non avremo timore di gatti o altri impedimenti inventati dal peggior nemico, l'uomo, saremo chiusi in quella bellissima cucina, al caldo tra l'affetto dei parenti e la gioia dei divertimenti.


Roberto Busembai (errebi)


Disegno Errebi

mercoledì 16 dicembre 2020

J.R.R. TOLKIEN – LETTERE DA BABBO NATALE


Sono tantissimi i libri per adulti e per bambini che parlano del Natale, che si svolgono in questo giorno particolare, che a malapena lo nominano, e altro ancora, e io avrei voluto farne una classifica personale, nominandone alcuni più o meno noti, ma poi ho pensato che sarebbe stato molto superficiale e dispersivo perciò, pensa che ti ripensa, alla fine ho deciso che questo libro possa abbracciare il gusto e il piacere di ognuno, adulti e bambini insieme e che nasconde quel messaggio amorevole e sacro che esiste in questo particolare momento, tra genitori e figli, in questo caso poi tra il padre e i suoi figli.

J.R.R. Tolkien, padre di tre figli, Christopher, John e Priscilla, decide ogni anno, per mantenere integro quel mistero del Babbo Natale, di rispondere alle lettere di richiesta a lui pervenute, fingendosi Babbo Natale e lo farà con una dovizia unica, le sue lettere saranno direttamente affrancate da apparire spedite dal Polo Nord, e avranno sempre risposte e racconti degni di un vero Babbo Natale, il tutto corredato con una calligrafia tremante da sottolineare la sua età molto avanzata, corredate di disegni davvero particolari e curati su carta pergamena un poco rovinata dato il lungo tragitto che hanno dovuto sostenere.




In queste lettere, meravigliose, si sviluppa tutta la vita e i rapporti tra lui padre all'insaputa dei figli,

e allora saranno motivo per raccontare di quella volta che le renne si sono liberate sparpagliando tutti i regali sulla neve, oppure dell'Orso Bianco un assoluto combina-guai che una volta, salito sopra un palo, laggiù al Polo Nord, è caduto sul tetto e sprofondato proprio nella tavola apparecchiata di Babbo Natale, oppure della Luna che si ruppe in quattro pezzi e altre avventure ancora, il tutto per ben 23 anni fino a giungere all'ultima lettera altamente toccante indirizzata alla figlia.

Un libro, secondo il mio parere, che offre e insegna il vero valore del Natale, questo immenso amore verso i figli tale da non rovinargli l'incanto della fantasia e essere lui genitore partecipe e fautore di un mistero che scalda i cuori e parla solo e espressamente d'amore.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Copertina del libro e la prima lettera in cui Babbo Natale si presenta al primogenito John anche con un bellissimo disegno.

martedì 15 dicembre 2020

LORENZO LOTTO - NATIVITA'


Ed entriamo religiosamente e devotamente nel vero senso del Natale, perchè altrimenti non potremmo guardando questa meravigliosa opera di Lorenzo Lotto, una piccola tavola conservata alla National Gallery of Art di Washington, “ La Natività”.

Il Maestro, riconosciuto quasi come il “mistico della pittura” fu un uomo segnato da un'inquietudine spirituale e da una profonda sensibilità, per lui il solo dipingere e pitturare era una vera “vocazione”e il periodo in cui visse fu uno dei più emblematici e enigmatici, la Riforma protestante che con forza e per la prima volta si confrontava con la Riforma e la Controriforma cattoliche.

L'opera, per le sue piccole dimensioni , 46x36, pare pensata per una devozione familiare, per un'abitazione privata, e i personaggi principali sono collocati in un primo piano particolare, infatti l'osservatore devoto si ritrova nel centro della stalla, dentro, partecipe anche lui stesso dell'evento, una sorta di realismo dove al fedele è concesso lo svolgimento e l'avvento del mistero che si rivela.

Giuseppe è in una posizione ormai facente parte di un'iconografia classica, ma al tempo era una pura novità, perchè la sua presenza era solitamente messa in disparte, lontano, assente, invece qui eccolo devotamente partecipe mentre prega e pure sorride, c'è una gioia immensa nel suo volto, una commozione e un'adorazione tale che quel divino pargoletto lo senta suo e lo accolga e lo segua, come diranno le Sacre Scritture, e lo accompagni nella crescita.

La valorizzazione del “umile falegname” è sottolineata dall'affianco della Madonna che non vede altro che il suo piccolo, meravigliata e al contempo Gesù, partecipe della sua innocente venuta e con lo sguardo, come tutti i bambini terreni, gli parla con il movimento delle labbra, con le piccole mani imitando un abbraccio, un gesto di affetto e con i piccoli piedi che scalpitano come a iniziare il cammino della vita.

Ed ecco allora che sorge nella rappresentazione, il vero mistero di Dio che si è fatto uomo e noi non siamo più in grado di sfuggirne, siamo dentro quella capanna e facciamo parte della famiglia.

Il figlio di Dio, eccolo, è davanti a noi umilmente uomo e deposto nudo su un cesto di paglia, in terra significare la sua venuta in questo mondo, ecco l'umanità di Dio.

Il “dovere” del pittore Lotto, quello che lui credeva, era proprio questo, il saper svelare a ognuno il vero concetto spirituale e religioso per poter, chi lo osservasse farsene “debitore”e divenirne fedele e devoto.

Ma il Lotto non è ancora contento, nella sua travagliata vita spirituale ,nelle sue ricerche spirituali , trova sempre un nuovo concetto e nuovo impulso, e alcuni anni dopo aggiunge in questa opera un valore ancora più immenso e intenso, un crocefisso a marcare quanto questa Natività abbia un valore eccelso, il Dio che si è fatto uomo cosciente della sua fine, la croce, per la salvezza dell'umanità, la festa che noi abbiamo in una nascita è qui sottolineata da quell'evento divino e tragico del sacrificio.

Sopra la capanna si notano tre angioletti, che cantano e esultano tenendo in mano un foglio dove è impresso sul pentagramma l'inno di gioi, anche questo è un modo di umanizzare le potenze celesti, non è più il maestoso arcangelo Gabriele che aveva dato l'annuncio alla Vergine, adesso sono umili angioletti nudi, come il Gesù, e questo a valorizzare ancora una volta un messaggio universale a tutti gli uomini che tradotto si chiama, amore. Sotto di loro si nota una scala appoggiata alla capanna, e potrebbe essere un oggetto naturale per un ambiente contadino, ma il Lotto non mette niente a caso, la scala ha un preciso riferimento biblico, l'episodio del sogno di Giacobbe che vide una scala che univa la terra al cielo e su di essa un turbinio di angeli che salivano e scendevano, udendo poi la voce di Dio che gli dichiarava che la terra in cui era coricato (stava dormendo all'aperto stanco da un lungo viaggio) l'avrebbe data a lui e a tutta la sua discendenza. La scala è il simbolo che annuncia l'incarnazione di Cristo, l'unione tra cielo e terra.

La pala del Lotto oltre al valore simbolico e spirituale, ha tutta la dolcezza e la particolarità pittorica che gli compete, un maestro che nella vita non ha mai avuto il vero successo e importanza, offuscato da un prorompente Tiziano, ma che umilmente ha sempre combattuto e lavorato per fa si che le sue opere fossero lette per il valore intrinseco che contenevano.

Una nota: Una coppia di tortore è appollaiata su un bastone all'ingresso della capanna, pare che sia un mezzo per dare un tocco di luce, un'idea di spicco per contrastare l'insieme, invece sono testimonianza di fedeltà, perchè come già gli antichi avevano scoperto, la tortora non si riaccoppia quando rimane “vedova, è l'emblema della Chiesa e i suoi rapporti con Dio.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Lorenzo Lotto – Natività (1523) - (National Gallery of Art - Washington)

venerdì 11 dicembre 2020

LA PAURA - Fiaba Cinese


Nei pressi di un placido e grande fiume che attraversava la foresta, un gruppo di amici leprotti, passeggiava libero e tranquillo chiacchierando del più e del meno quando da un ramo, che si protendeva sul letto del fiume, si staccò un bellissimo e grande frutto che cadde nell'acqua fragorosamente, tanto da causarne, nel silenzio naturale della foresta, un rumore che parve spaventoso, al punto tale che i leprotti immaginarono il verso di un grosso animale e cominciarono a fuggire spaventati.

Nella loro fuga incontrarono uno sciacallo che sorpreso domandò loro:

“Perchè correte?”

I leprotti affannati risposero:
“ Un animale grosso e cattivo.....ci minacciava nascosto.....”

E poi di nuovo in fuga sempre più veloci.

Lo sciacallo allora si mise a corrergli dietro e nella loro fuga altri animali di volta in volta si aggiunsero sentendo parlare di quell'animale feroce e cattivo, fu così che il cervo, un bufalo, un leopardo, l'elefante, il lupo e persino la tigre fecero parte di quella grande corsa, quando da una macchia balzò fuori il Leone, il re della foresta, che con la sua classica calma prese a beffeggiarsi di quegli animali affannosi:

“ Ma che bravi! Non c'è che dire, arriverete tutti per primi! Ma si può sapere perchè fuggite così?”

Quasi in coro risposero:

“ Sire, non sappiamo.....una bestia feroce e cattiva......è nascosta nella foresta.....vicino al fiume.....”

Il Leone non credeva a quello che dicevano, e risoluto chiese di nuovo:

“ E dove sarebbe questa bestia feroce e cattiva?”

Ancora in coro:

“ Precisamente non lo sappiamo......ci hanno detto....ci sembra....che forse......”

Il Leone ancora non capiva e allora domandò a uno per uno iniziando dalla tigre:

“ Tigre, dimmi tu, chi ti ha raccontato di questo feroce animale?”

“ Sire” rispose trepidante la tigre “ me lo ha detto il lupo

“ E tu lupo da chi lo hai saputo?”

“ Dal leopardo”

“ E tu leopardo?”

“ Dall'elefante”

E così per tutti gli altri animali finché giunse il momento dei leprotti che erano ancora impauriti:

“ Si Sire, noi …....siamo scappati....eravamo vicini al fiume......un grugnito selvaggio ci ha sorpresi.....un grosso rumore......sicuramente un grosso e feroce animale......”

“ E allora andiamo” disse il Leone “ Tutti quanti con me , andiamo in quel luogo a scoprire la bestia terribile”

Ancora atterriti, tutti gli animali seguirono il loro Re e quando furono nelle vicinanze del fiume, per l'appunto, un altro frutto cadde nell'acqua provocando lo stesso rumore a causa del tuffo, e già i leprotti erano per scappare di nuovo, ma il Leone si fece una bella e grossa risata e poi:

“Ecco la terribile bestia! AHAHAHAH”

Poi serio ammonì tutti gli animali:

“ Prima di avere paura, un'altra volta, accertatevi e cercate di conoscere cosa è che arreca tanto spavento e non scappare e darvela a gambe levate solo perchè un altro vedete che scappa....o un altro vi dice.....o a un altro gli sembra.

La paura , cari miei animali, il più delle volte è fatta di nulla”


Mio libero adattamento di una fiaba cinese


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web

martedì 8 dicembre 2020

RICCARDO FALCINELLI - FIGURE


Il libro di oggi è un saggio.

Certo presentato così, sono sicuro che buona parte di chi mi sta leggendo è già indaffarato a fare altre cose, meno che continuare la lettura, perchè i saggi sotto certi aspetti mettono “paura” ovvero troppo impegnativi, troppo prolissi e poi nella lettura e nelle recensioni letterarie si cerca quel romanzo o quel racconto che ci fanno liberare la mente, che ci fanno navigare e non quei libri “pesanti” dove la mente deve elaborare per comprendere.

Bene spero di avervi trattenuto con questa presentazione particolare, perchè il libro saggio che vi voglio presentare è un libro davvero particolare e interessante, un libro accattivante e assolutamente non stanca e non richiede particolare concentrazione da dovervi sforzare, ma pretende che una volta che iniziate a leggerlo lo seguiate fino in fondo, perchè non potete infiltrarvi nei meandri delle cose proposte e insegnate e poi improvvisamente disinteressarvene.

FIGURE di Riccardo Falcinelli, un visual designer e insegnante di Psicologia della percezione alla facoltà design di Roma, è un saggio che centra il suo interesse sull'Immagine, ovvero sull'importanza e sulla valenza di questo potere figurativo e illustrativo, e lo fa con una precisa volontà di farci conoscere e scoprire quanto dietro un'immagine, un quadro, un insieme di figure come il cinema, siano nate e la vera motivazione per cui sono in quel determinato formato, colore o addirittura impianto scenico. E' un libro che sinceramente vi trascina e vi prende più di un romanzo, più di un libro di avventure, dove ogni pagina, ben curata appunto da immagini che servono a completare e sottolineare quello che viene spiegato, ha un incantevole risorsa di conoscenze e di sorprese vere e pure. Vi siete mai chiesti del perchè la maggior parte dei quadri e delle foto hanno la forma rettangolare, chi lo ha deciso, perchè e quale influenza è poi riflessa su i telefonini computer ecc. che abitualmente oggi giorno usiamo? Cosa c'è dietro l'immagine stessa, perchè alcune attraggono di più altre meno, e tante altre curiosità che poi sono la risposta a tante situazioni e farci scoprire come interpretare davvero un quadro, un fotogramma di film, una foto stessa e pure le miriadi di immagini che vengono proposte in ogni forma, stile e carattere su tutto quello che circonda la nostra società moderna. Vi assicuro che una volta che prendete la decisione di leggere – vedere questo libro, vi sentirete prendere per mano e come Alice nel paese delle meraviglie, vi troverete a trascorrere un'esperienza davvero magica dalla quale non vorrete allontanarvi più e alla fine ne uscirete talmente soddisfatti quasi come aver vissuto una vita diversa e avere davanti a voi una vita nuova, ovvero vedere e osservare sotto un diverso modo e molto più profondo.

Chi ama l'arte, la fotografia, il cinema, ma anche chi si ciba soltanto di immagini come tali e come sono, beh io penso che questo libro sia per questi suddetti e comunque per tutti perchè oggi più che mai l'immagine è l'impronta di base per ogni cosa.

FIGURE dove l'immagine raggiunge il massimo dell'espressione con le “parole”.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Copertina del libro

JACOPO ROBUSTI DETTO TINTORETTO - ADORAZIONE DEI PASTORI


Non è facile scegliere tra le tante opere sul tema della Natività, tante pure somiglianti e tante quasi scontate, ma ognuna con il tocco particolare e il gusto del Maestro che l'ha eseguita, e non è facile nemmeno saper scegliere in base al gusto personale, perchè di ognuna potrei trovare un qualche cosa, un colore, un simbolo, uno sguardo dei personaggi che mi colpisce e mi fa rabbrividire....e allora oggi la tela, l'enorme tela, che propongo l'ho scelta proprio perchè mi ha donato un tocco di religiosità dal sapore popolare, mi ha riportato ai tempi in cui il Natale era la festa, la vera e unica festa dell'anno e la nascita del bambino era un evento che illuminava davvero i cuori.

Questa enorme opera di Jacopo Robusti detto Tintoretto, fa parte di un grande lavoro che ne ebbe la concessione su la vincita di una specie di concorso dove riuscì a battere artisti di grande fama come Paolo Veronese e vi riuscì perchè alla commissione di scelta , il Robusti, non aveva portato un classico bozzetto, ma addirittura un dipinto in piena regola.

Il lavoro commissionatogli consisteva nel riempire di dipinti la sala grande di San Rocco a Venezia e lui ce ne ha lasciato davvero un'impronta meravigliosa tanto da considerarla la Cappella Sistina del nord.

L'adorazione dei pastori, una tela dalle dimensione giganti, cm542 per 455, è di un'impressionante forza rappresentativa, di una luce e colori che abbagliano e di una vivacità e movimento insoliti e particolari ma tanto vicini al nostro vivere popolare.

La scena della natività esce fuori dall'iconografia di sempre, la visione è un cascinale aperto e diroccato dove si intravedono due distinti piani, al pian terreno la classica mangiatoia tra galline e buoi, dove c'è un viavai sommosso di figure, di pastori, accorsi a partecipare all'evento, ognuno colto nella sua naturalità di tutti i giorni, un andirivieni di persone atte a parlare, discutere, informarsi dell'accaduto, soffermarsi a riposare nell'attesa comunque di poter salire quella piccola scaletta in legno e arrivare al piano superiore, dove alcune donne sono in piena e assoluta devozione al bambinello posato in una piccola culla e accerchiato dalla figura materna della Vergine che pare quasi mostrare la coperta che lo avvolge, mentre Giuseppe si appoggia al bastone e osserva a capo chino, pensoso, il redentore. Dal tetto basso che li sovrasta ecco entrare la luce, la divina luce acclamata da angeli e cherubini.

Una scenografia degna di un grande regista, si perchè Tintoretto oggi sarebbe stato un grande regista, i suoi personaggi e le sue scenografie sono studiate e ben assimilate, ognuno al posto giusto nel momento giusto, non potremmo pensare di spostare quel pastore che inginocchiato e di spalle già è colpito dall'evento che si svolge al piano superiore, non si potrebbe pensare e spostare quel pastore in piedi in figura di tre quarti che si prodiga a donare un formaggio o ricotta, con uno slancio tale da farlo quasi arrivare al piano superiore. C'è in questa scena tutto il calore della semplicità umana e l'evento che accade è soltanto di carattere mistico e religioso solo per la sola aureola che sovrasta la Vergine, altrimenti sarebbe una scena di semplici pastori a cui è nato il primo bambino e che tutti i vicini e parenti accorrono per omaggiarlo e complimentarsi con i genitori.

Opera assolutamente geniale, anticonformista e particolare,lo stesso Vasari definiva il Tintoretto: “....stravagante, capriccioso, il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura”.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Jacopo Robusti detto Tintoretto – Adorazione dei pastori (Scuola di San Rocco - Venezia)


sabato 5 dicembre 2020

LA PALLA DI NEVE


Paolino il piccoletto

non voleva andare a letto,

chiese allora al fratello

Gianluigi quello bello

se poteva fargli compagnia

perchè il sonno era andato via.

Era accanto, li vicina

Mariolina la sorellina

che propose a tutti quanti

di indossare un paio di guanti

una sciarpa ed un cappello

perchè fuori era bello

una neve alta e bianca

se ne stava in terra stanca

e lei aveva un'idea geniale

fare un palla magistrale.

Non si fecero tanto pregare

che già erano a lavorare,

con la neve ghiacciata e dura

fecero un pallone addirittura.

Gianluigi che spingeva,

Mariolina che frenava,

e Paolino il piccoletto

fu invece più furbetto,

con un salto da gigante

fu di sopra in un istante

e con fare da gran signore

si sedette senza timore.

Ma dal cielo imminente

venne un raggio sorprendente

quella palla si disciolse

e con sorpresa loro colse,

tanto che Paolino poveretto

batté a terra il “culetto”,

Gianluigi con Mariolina

risero invece fino a mattina.


Roberto Busembai (errebi)


Disegno Errebi

martedì 1 dicembre 2020

STEPHEN KING - COSE PREZIOSE


Lo so che è un genere che a non tutti piace, ma io sono affascinato da sempre dai libri di Stephen King, alcuni sono geniali, altri forse meno, ma tutti hanno una carica emotiva “da brivido” vero.

Questo edito nel 2008, non è a mio parere tra i suoi meglio, ma ha una caratteristica forse superiore agli altri, la leggibilità, ovvero lo scorrere e la facilità (per tutti) di poterlo leggere tranquillamente (anche se tranquillamente non mi pare il termine adatto in un libro di King) perchè ti rapisce subito, anzi ti fa mettere comodo su un gradino del patio in mezzo al paese e piano piano ti presenta i vari abitanti e la loro storia ed è in questo fare che noi siamo ormai “rapiti” e non si può più sfuggire.

Conosceremo così l'undicenne Brian Rusk, che come tutti i ragazzini a quell'età, è talmente curioso che sarà il primo cliente di un nuovo negozio aperto nella sua città, un negozio di Cose Preziose gestito da Leland Gaunt.

E' un negozio dove ognuno può trovare tutto ciò che desidera, una specie di negozio dell'usato, ma con la caratteristica che ognuno “trova davvero” ciò che desidera e gli costerà pochissimo con il patto che.........anche Brian troverà la figurina del 1956 di un campione di baseball, e addirittura la troverà autografata con una dedica a suo nome, e potrà acquistarla ad un prezzo irrisorio con un impegno scelto dal proprietario nel quale lui dovrà fare qualche cosa verso un abitante del paese, in questo caso Wilma Jerzyck, ma il bambino uscirà dal negozio frastornato e non ricorderà nemmeno i termini dell'accordo e cosa dovrà fare.

Ma il paese da quando è stato aperto il nuovo negozio sta davvero cambiando e la quiete che lo circondava, l'armonia di cui era fiero da ora in poi non sarà più riscontrabile.

E' un libro che vi trasporterà, come ho detto, dalle prime pagine e subirete il fascino e la voglia di andare avanti, capitolo per capitolo, con la forte curiosità degli accadimenti. Davvero da leggere anche ai non amanti del genere.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web – Copertina del libro

DOMENICO GHIRLANDAIO - ADORAZIONE DEI PASTORI


Per continuare il progetto, chiamiamolo natalizio, anche oggi propongo un'opera d'arte sul tema della natività, e lo faccio con una ( a parere personale) delle più belle rappresentazioni sull'adorazione dei pastori, dal Ghirlandaio la sua Adorazione dei Pastori.

Devo purtroppo aprire una dolente parentesi, questa magnifica opera, che ha avuto la fortuna di non essere mai spostata dal luogo dove fu posta al suo compimento, è tuttavia soggetta a dover essere “nascosta” in una buia cappella e vista “velocemente” lampeggiandola, credo che sia il termine più adatto, a pagamento, facendo si che chi ha motivo di ammirarla si senta addosso la “furia” e la sorpresa dello spengersi dell'incanto. Verrebbe quasi la voglia di dire, forse hanno più prestigio e importanza le opere nei musei , mentre le altre, che magari alcune superano per valore artistico, non meritano tale importanza. Credo , e termino la parentesi, che l'Italia è uno dei pochissimi paesi ad avere la fortuna di possedere tante mai sublimi opere artistiche che forse non ne da il giusto valore e non ne tiene in assoluto decoro e apprezzamento.

Il Ghirlandaio dipinse quest'opera nel 1485 come del resto è attestato in caratteri romani nel dipinto stesso , impresso sopra uno dei capitelli delle colonne che sorreggono la capanna, su commissione del banchiere fiorentino, alle dipendenze medicee, Francesco Sassetti, che incaricò appunto il Ghirlandaio di affrescare la cappella di famiglia nella chiesa di Santa Trinità in Firenze e dove tutt'ora, come suddetto, si trova.

E' un'opera pittorica in forma quadrata, dove trovano rilievo molti elementi iconografici e dove si notano le influenze fiamminghe, soprattutto di quella famosa adorazione , che abbiamo già presentato, del Trittico Portinari di Hugo van der Goes che arrivò a Firenze in quel periodo, ed ecco appunto l'adorazione dei pastori al centro del quadro e anche lo stesso paesaggio ha caratteri fiamminghi. Le due città sullo sfondo sono identificate come Gerusalemme sulla destra e Roma al centro mentre la scena centrale si espande sotto una capanna sorretta da due colonne corinzie e la mangiatoia da un sarcofago romano dove è inscritta in latino una profezia di Fulvio e che tradotta dice. “ Mentre Fulvio, profeta di Pompeo, cadeva sotto i colpi di spada a Gerusalemme, disse – L'urna che mi contiene farà nascere un dio”., e questa non è altro che una chiara allusione alla nascita del Gesù.

Maria in ginocchio si prostra devota al Bambino posato su un lembo del suo bellissimo mantello mentre Giuseppe è distratto dall'imminente corteo che osserva in lontananza, il bue e l'asino (simboli dei pagani e degli ebrei) che si avvicinano alla mangiatoia – sarcofago di cui abbiamo già parlato. E' un'iconografica scena della natività, ma il Ghirlandaio ha saputo esporla con la sua particolare eleganza e sottigliezza di particolari d'arricchirne il tutto, da renderlo non pesante ma soave, ricco di amore e speranza, Non mancano i simboli, come la sella dietro la Madonna che indicano il viaggio della coppia come i sassi in basso tra il Bambino e il pastore che sono un riferimento al committente “Sassetti”, e la passione e resurrezione simboleggiati dal piccolo cardellino al limite in basso, al centro vicino a Gesù.

Una nota, anzi due: Il pastore quasi inginocchiato che indica il bambino pare che sia l'autoritratto del Ghirlandaio, la cornice che attornia l'opera pittorica ha in alto una scritta latina che tradotta significa “Maria adorava colui che aveva generato ( Ipsum quem genuit adoravit Maria)”.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Domenico Ghirlandaio – Adorazione dei Pastori ( Santa Trinità in Firenze)

lunedì 30 novembre 2020

30 NOVEMBRE - SANT'ANDREA APOSTOLO


Pare che sant'Andrea sia stato uno dei primi discepoli di Gesù. La storia narra che un giorno mentre si era avvicinato alle rive del fiume Giordano, forse per constatare di poter fare una più propizia pesca, infatti, con suo fratello Pietro, erano tutti e due pescatori e abitavano vicini al lago di Tiberiade, trovarono Giovanni Battista che battezzava nuovi fedeli e preannunciava la venuta del Messia, quando ad un tratto il Battista gridò indicandolo:

“ E lui l'agnello di Dio”.

Era infatti Gesù che comunque non si fermò ma si allontanò rapidamente, fu allora che Andrea iniziò a seguirlo accompagnato da Giovanni( il futuro evangelista) quando il Messia chiese loro cosa cercassero e Andrea allora rispose:

“ Dove abiti Maestro?”

Gesù rispose:

“ Seguitemi e vedrete”.

E da allora non si staccarono più da Lui e il giorno dopo persino il fratello di Andrea, Pietro si unì a loro e parteciparono a tutte le parabole e i miracoli del Messia, pare che fosse proprio Andre che trovò il ragazzo dei pesci che moltiplicati da Gesù sfamarono un popolo.

Dopo la Resurrezione, Andrea continuò a predicare a Patrasso in Grecia e qui arrivò a convertire la madre di un ufficiale romano e per questo fu crocefisso e legato a una croce a X per farlo agonizzare ancora di più.

E' da questo fatto che la croce a X viene denominata di Sant'Andrea e prima gli scozzesi, grandi devoti del santo, e poi nel Regno Unito, l'hanno raffigurata nella bandiera nazionale.

Una nota folkloristica, pare che nella notte del 30 novembre si possano trovare ingenti tesori o addirittura predire futuri avvenimenti.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Guarino F. - Crocifissione di Sant’Andrea