lunedì 30 dicembre 2019

BUON ANNO

Dalla pagina FB " Arte in cornice"


Siamo alla fine di un anno e proprio nell'inizio di questo anno che se ne va ho aperto questa pagina di cui non credevo così tanta partecipazione e seguito, è stato un anno intenso in cui abbiamo rivisitato alcune delle opere pittoriche esistenti nel nostro mondo, alcune famose altre forse meno, ma tutte di interesse culturale non indifferente. E di tutte voi siete stati partecipi e avete apprezzato i miei umili resoconti non propriamente da tecnico e studioso del genere, ma amante e devoto conoscitore dell'arte in generale, sempre pronto a cogliere del nuovo e sempre pronto a studiare per potere ancora di più condividere e far conoscere a tutti.
Per rendere omaggio alla pittura in generale e ai loro grandiosi artisti vorrei chiudere questo anno con un piccolo cenno ad alcune opere d'arte che per svariati motivi, vuoi per guerre, per furto, per danneggiamento e altre, non si potranno mai più ammirare, parlare di queste opere è come dare un addio per sempre al vecchio anno nella speranza che il nuovo apporti migliorie in ogni campo e in ogni persona, e che pure la cultura artistica abbia il suo dovuto riconoscimento. Un augurio a tutti voi che mi avete seguito e mi seguirete ancora per il nuovo anno, che vorrei fosse molto più ampio e interessante lo studio e l'analisi delle opere esistenti.
"VEDUTA DI AUVERS - SUR - OISE" di Cezanne
Era il 1 gennaio del nuovo millennio e con una rocambolesca e avventuristica prova d'audacia, da ricordare alcuni film d'azione, fu usata per rubare al museo d'arte dell'Università di Oxford in Inghilterra, un ladro si calò da un lucernario dopo averne frantumato le vetrate, atterrò nel museo e azionando una macchina di fumo riuscì a bloccare le telecamere. L'opera maggiore trafugata fu "Veduta di Auvers-sur-Oise" di Cezanne, da lui dipinta ai primordi della sua carriera, circa il 1882. Il valore stimato è di circa 5 milioni di dollari. Tela e ladro sono completamente spariti.


"IL CONCERTO" di Johannes Vermeer
Nel marzo del 1990 tre uomini mascherati da poliziotti riescono a introdursi nel Museo Isabella Stewart Gardner a Boston, e indisturbati prelevano una serie di tele, comprese dei Rembrandt, Manet e disegni di Degas e anche la preziosissima tela del "Il Concerto" di Vermeer la cui stima si aggira intorno ai 200 milioni di dollari. Nonostante le costanti ricerche e l'implicazione di quasi tutte le forse dell'ordine sul territorio belga e oltre, a oggi quest'opera non si è ritrovata e nemmeno si sono trovati i colpevoli del grandioso furto.


"NATIVITA' CON SAN FRANCESCO E SAN LORENZO " di Michelangelo Merisi detto Caravaggio
Stavolta a dover soccombere al furto è un'opera nazionale di un illustre e amato artista Italiano. Era il 1969 e sopra l'altare di una bellissima chiesa barocca, l'Oratorio di San Lorenzo, a Palermo, la tela che da oltre 350 anni risiedeva in loco, è scomparsa, così come può scomparire improvvisamente un cero o una candela. Ma il saccheggio che poi subì l'Oratorio, da cui sparirono pure pezzi di estremo valore, pare fosse di carattere mafioso e più in la non si andò. E questa meraviglia non c' è più e non ci sarà nemmeno la speranza di poterla rivedere.


"RITRATTO DI UN GIOVANE" di Raffaello
L'anno 2020 sarà l'anno dedicato a questo esimio maestro d'arte, già sono iniziate rassegne e esposizioni e altre e tante ne sorgeranno nell'intero anno, ma nessuna potrà mai avere da esporre "Ritratto di un giovane" che si presume fosse proprio un autoritratto del giovane Raffaello. L'opera risalente circa al 1514 fu venduta nel 1789 a un principe polacco che la portò in Cracovia, ma nel 1939 l'invasione nazista in Polonia, che fece, come del resto da noi in Italia, man bassa delle opere d'arte, riuscì ad accaparrarsi questa tela che, pare, un erede del principe aveva ben nascosta per proteggerla.
Il quadro divenne proprietà della collezione del nazista Hans Frank, ma quando costui fu arrestato nel 1945 per crimini di guerra, il dipinto non fu trovato e da quel tempo non se ne seppe più nulla. Valore stimato circa 100 milioni di dollari.


"SERIE TRABEAZIONE" di Roy Lichtenstein
Negli anni '70, gli anni delle rivoluzioni, delle nuove aperture filosofiche, sociali e pure artistiche, nasce appunto l'arte pop e tra questi Roy Lichtenstein, già famoso fumettista, che volle cimentarsi nella pittura, una pittura particolare ispirata ai cornicioni, alle modanature che si trovano sopra i colonnati. L'idea bizzarra forse ma geniale fu nel riproporre in chiave moderna e naturalmente pop, disegni di sagome, cornici greco-romani. La maggior parte delle sue opere, appunto un grande quantitativo delle tele della "Serie Trabeazione" andarono in cenere nel fatidico anno 11 settembre 2001, perchè erano esposte nelle Torri Gemelle.


Queste sono solo una piccolissima parte di quelle opere che mancano e non ci saranno più.
Roberto Busembai (errebi)
Immagini web: Veduta di Auvers-sur-Oise - Paul Cezanne
Il Concerto - Johannes Vermeer
Natività con San Francesco e San Lorenzo - Caravaggio
Ritratto di un giovane - Raffaello
Serie Trabeazione - Roy Lichtenstein

BUON FINE E PRINCIPIO DI ANNO AMICI

Anche questo altro anno se ne sta per andare, e come sempre un altro deve arrivare.
Certo detto così, la vita parrebbe un susseguirsi di anni e di stagioni, come se fosse davvero un calendario o un orologio che non trovano altro, che scandire un numero o un'ora, e noi nel mezzo che stiamo a guardare, perchè altro non possiamo fare. A questo punto potrei davvero dire Buon anno e festa finita!
Ma certo gli anni si susseguono ma in ognuno di essi ci sono tutte le nostre passioni, i nostri piaceri e le nostre discussioni, i nostri dolori che non mancano mai, ma pure i nostri momenti belli, i nostri affetti e i nostri amori, ma ci stanno pure i nostri nemici e gli invidiosi, i gelosi e gli impicciosi, e ci stanno anche tante altre cose, ma diciamocelo una volta per tutte, se non ci fossero tutti questi accadimenti, buoni o cattivi, belli o brutti, che vita sarebbe?
Lasciamo che scorrano questi anonimi anni, un numero sulla data e un numero sul calendario, oggi va ancora di moda ( e per poco) il numero 2019 e tra pochi giorni sfavillerà il numero 2020, ma io ho ancora addosso tanti altri numeri, ad esempio il 1955, che purtroppo ho conosciuto per la seconda metà, era di maggio quando mi sono preoccupato di venire a questo mondo, poi ricordo il numero 1968, ma non per quello che è successo, ma soltanto perchè tra tutte quelle innovazioni, rivoluzioni, lotte femminili, parità di tutto, c'ero anche io e che spasso ora poterlo ricordare, un numero importante il 1976 , beh signori miei sono arrivato al fatidico Diploma e quasi partito per il militare....dico quasi perchè già con la valigia pronta e le raccomandazioni di mia madre, sono rimasto a casa per “esubero” così veniva scritto sul congedo....erano troppi nelle caserme quelli della classe 55! Mi sono sempre chiesto se non ho perso un'opportunità?
E ci sarebbero altri numeri, ma quelli amici miei sono piuttosto personali, non posso dirvi che ricordo ancora quello quando ho avuto la prima “cottarella”, ma insieme ricordo anche il primo schiaffo dato da una ragazza assai carina, che ci avevo provato! E poi questo lo devo nominare il 1978 quando la perdita di un caro amico, coetaneo, su una strada per il mare in un giorno di agosto, me lo sono portato sempre nel cuore e ho capito da quel momento cosa significa davvero vivere per non morire.
E da quel momento è iniziata la vita veramente, un susseguirsi di date e di giorni, di attimi e di ore, di solitudini e di compagnie, di spensieratezze e di problemi, momenti felici e immensi al nascere dei miei figli, ma anche momenti atroci e indiscutibilmente indimenticabili quando i miei poco a poco mi hanno abbandonato.
Vogliamo allora prendere questo nuovo anno con tutte le possibili molle, e dirci che tanto non cambia assolutamente niente per il “tempo” lui proseguirà senza alcun freno e senza alcun rimorso o rimpianto e scorrerà come tutti gli altri, tra un foglio di calendario strappato mensilmente, o uno scorrere veloce di 24 ore in un orologio per scandire l'ore, i giorni e i mesi che verranno. Prendiamo quello che verrà con l'assoluto riserbo, perchè noi faremo sempre come se non fosse niente, oggi ci siamo, respiriamo e vediamo e ne siamo alquanto grati, perciò viviamo quello che oggi ci proponiamo e non facciamoci perdere mai niente, domani ( dicevano in un grande film degli anni trenta) domani è un altro giorno! E lo sarà davvero finchè avremo respiro sotto questo cielo.
Amici sono stato prolisso e noioso, ma abbiatene se non altro la pazienza, a me questi anni cominciano a pesare nel fisico e nella mente, e......non me ne frega niente, se vi va sono così altrimenti cercatevene un altro! AHAHAAH
Buon fine anno e soprattutto buon anno nuovo.....e tanta tanta salute, perchè come diceva il grande Manfredi, finchè c'è la salute!
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

giovedì 26 dicembre 2019

SPERO ANCORA NATALE

E' una foto sgranata, fatta velocemente, senza particolari accorgimenti e senza nessun uso di filtri o tecniche particolari, ma è il soggetto la sua immensa importanza. In questi giorni non si fa altro che parlare di Natale, di festività pagana e religiosa, di consumismo sfrenato e di volontariato a iosa, di perbenismo sfegatato e di critica al tradizionalismo per un "nuovismo" minimale e senza un alcun valore interiore. Ebbene io voglio, e assolutamente voglio, imprimere con questa foto del Bambino Gesù l'importanza che questa “icona” stessa ha avuto dentro la nostra società e costume prettamente Italiano, voglio ricordare quanto valore intrinseco è maturato dentro di noi con la precisa e voluta coscienza di una figura emblematica per una nostra, e sottolineo, nostra fede religiosa cristiana.
Certo indiscutibile e certo criticabile, una religione piena di assurdità, di dubbi, di incertezze, ma anche di verità, di valori essenziali, di conoscenza e di insegnamento. In questa nuova società fatta di multi-etnie, di mescolamenti razziali, di diversità negli usi, costumi e tradizioni, ma soprattutto di diverse e anzi quasi multi religioni, noi abbiamo dimenticato, bistrattato, consumato, logorato e allontanato, quel poco o tanto di valore religioso che ci apparteneva, e in questo disgregarsi ci siamo
dimenticati che la nostra religione cristiana, abbinando questo allontanamento a fattori terreni di critica verso la dottrina della chiesa, quando quest'ultima giustamente criticabile non è assolutamente facente parte assoluta della fede in se stessa. Noi abbiamo “venduto” anche il nostro comune e umile gesto del portare rispetto a un'entità ( che poi sia vero o non vero, che si attendibile o non attendibile è un discorso a parte) che per noi si è fatto uomo e ha sacrificato il suo esserlo per la nostra salvezza. Ora non sono qui per fare teologia, non sono qui per ulteriore insegnamento religioso che ognuno poi si attenga il suo sentire, e non voglio essere certo io, quasi miscredente, a portare la bandiera sopra la montagna, quello che voglio invece dibattere e affrontare a viso aperto e con assoluta lotta, è la salvezza delle nostre credenze, delle nostre tradizioni e del nostro modo di manifestare una religione diversa dalle altre. Il Natale è la nascita di una nuova vita, una vita che si è offerta, donata, e l'insegnamento che abbiamo da esso avuto è quello che noi umani, noi uomini, dobbiamo offrire, donare l'amore verso ogni nostro simile essere umano. E allora ritorno alla foto, e non guardiamo questo bambino come un essere inventato, un manga atterrato o un essere di un altro pianeta, guardiamolo dentro e difendiamo il nostro sentire di sempre e insegniamo a tutti coloro che lo annientano e alle altre religioni, che se si definiscono tali, devono per forza comprendere, che la fede unica e mondiale, la fede che raccoglie tutti anche se in diverso modo trattata, è quella del reciproco rispetto e dell'amore univoco. Io non tolgo il mio crocifisso e non baratto il mio Gesù bambino, nella stessa misura in cui io non ho parole di odio verso altre religioni e non brucio i loro sacri testi, ma pretendo e esigo lo stesso rispetto e spero che l'uomo sappia riconoscere quando si parla di fede e non di lotta al potere e amore e eccessiva fede camuffati verso il Dio soldo.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine ERREBI

lunedì 23 dicembre 2019

MOVIMENTO IN CAPANNA

Sono giorni di agitazione
per la festa in arrivo
anche San Giuseppe se n'è andato
di corsa al Supermercato,
la Madonna è agli stenti
ma lava i pavimenti,
il bue e l'asinello
si danno a sfiatare
per farlo asciugare,
l'agnello portato dal pastore
nascerà tra poche ore,
al parrucchiere ci son le pecorelle
agitate per farsi belle,
ogni pastore ha il suo daffare
per meglio sulla scena figurare,
i cani, i gatti e le galline
vogliono essere tra le prime statuine,
e pure nel cielo gli angeli belli
son tutti indaffarati a far tortelli.
Sono giorni di agitazione
e anche nella Capanna
c'è movimentazione,
ognuno deve prendere il suo posto
e deve essere pronto presto,
ad ogni costo.,
mentre la cometa non trova
ancora dove andare
e i re magi fa davvero arrabbiare.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: Ruth Sanderson - Adoration Of The Shepherds

mercoledì 18 dicembre 2019

FIRENZE (a puntate....)




Parlare di Firenze è come svelare al mondo tutto l'amore che timido e geloso uno trattiene, è come gettare nel vento sensazioni e miracoli che ognuno si tiene per paura di perdere il tutto, parlare di Firenze, per me, è come donare un incanto prezioso che mi appartiene da sempre e aver la paura di non saperlo poi fare, di sciuparlo nel non saperlo offrire. Io amo Firenze non solo perchè sono toscano, anzi lucchese, e già solo per questo non la dovrei affatto lodare, da un passato ricordo di battaglie e rancori, di invidie e dolori che si sono attraversati tra i ducati, repubbliche e feudi tra loro nemici, io la amo per il suo fascino antico che ancora gli appartiene, quel silenzio che si riesce ancora a trovare nelle tarde serate d'inverno, ai bordi dell'Arno, quando il vento si posa sulle acque melmose dai troppi temporali passati, e le stelle che nel gelo del momento si specchiano per farsi notare, come le luci delle case e palazzi che contornano il lungo fiume rinascimentale. Io amo Firenze perchè mi appartiene nel cuore come fosse un gioiello prezioso, io sento il respirare di Leonardo tra le strette strade medievali che ancora sfociano sulle grandi piazze, io sento il rumore dello scalpello di un Michelangelo che cerca un prossimo blocco di marmo abbandonato per creare un altro miracolo, e immagino il Donatello con l'amico Pontormo a dibattersi ancora su una nuova scultura avendo del pittore l'ingegno e l'idea di un disegno, e come non sentire le urla dei fiorentini, alla caccia dei ribelli e degli assassini di un Medici perso nell'immenso Duomo, e vedo nella piazza della Signoria ancora il fumo che s'alza imponente al rogo di un Savonarola miscredente, e sempre penso che un giorno potrei anche incontrare il Vate passeggiare pensante, con il capo chino a leggere e cercare magari un nuovo impulso, su la Divina commedia che lo rende tanto famoso e di cui lui non ne sente poi il peso.
Parlare di Firenze è come attraversare i suoi ponti e voltarsi verso le sue dolci colline, vedere i giardini e ville seicentesche, altre più innovative che non disturbano affatto il tuffo nel presente, miscelato nel fasto del passato.
E allora parliamo pure di questa città, che dell'Italia tutta ne fa la culla dell'arte e del sapere, della lingua e del parlare, ma io stavolta vorrei camminare tra le sue strade meno conosciute, tra chiese che il turista poco visita e tanti neppure sanno che esistono, tra detti e proverbi che sono il seme della conoscenza locale e toscana, tra Canti intesi come crocevia di strade, tra ricordi di botteghe, intese come scuole di arti manuali e manufatti artigianali, potere di un ricco passare.

CHIESA DI SANT'AMBROGIO

Pare impossibile, in una città dove il suo santo protettore e dominante è per tutti San Giovanni, che invece un Sant'Ambrogio abbia avuto addirittura due chiese a lui dedicate. La prima meravigliosamente è quella che molti certo conoscono, quella che oggi è dedicata a San Lorenzo, l'altra, quella che ancora rimane, vicina al mercato ortofrutticolo, è di origini molto antica che si dice fosse stata eretta in una zona dove il Santo tedesco venne ospitato per alcuni giorni che era in visita alla città, e in memoria di questo è visibile un tabernacolo di terracotta di Giovanni Della Robbia che sito su un lato della piazza raffigura proprio il santo che benedice i passanti.
A fianco pare sorgesse pure un convento di suore, monache benedettine, una cosa non insolita in quanto il Santo si prodigò molto nella religiosità femminile, ma questo convento poi venne trasformato in quanto nel lontano 1808 l'ordine religioso venne soppresso, al suo posto trova sede il complesso della Pia Casa di Rifugio di Sant'Ambrogio.
Su disegno dell'allora famoso architetto, Giovan Battista Foggini, la chiesa subì un forte restauro, che ne è poi l'attuale risultato. E' una piccola chiesa ad una sola navata con annesse ai lati cinque cappelle e in alcune di queste possiamo ammirare dei bellissimi affreschi di Niccolò Gerini (La deposizione) e della scuola di Andrea Orcagna (Madonna del latte in trono).
Alla chiesa appartenevano molte e notevoli opere d'arte, ora presenti al museo degli Uffizi, come ad esempio due magnifiche pale, una Sant'Anna Metterza di Masaccio e Masolino e l'altra l'Incoronazione della Vergine di Filippino Lippi.
Alla destra dell'altare maggiore, nella cappella attigua, sull'altare, sovrasta la pala attribuita a Lorenzo di Bicci della Madonna con bambino e santi, un'opera del trecento a mio parere encomiabile.


Ma la cappella più famosa e importante è quella cosiddetta “del Miracolo” a sinistra dell'altare maggiore.
Nel lontano 1230, alla fine di dicembre, il vecchio parroco Uguccione, trovò alcune gocce di sangue raggrumato sul calice con il quale il giorno prima aveva celebrato messa e che forse non aveva ripulito bene. Questo sangue fu subito raccolto in un'ampolla e si ebbe a informare il vescovo e tutto il clero della città. Il miracolo riconosciuto dalla curia tutta ebbe un clamore non soltanto cittadino ma si sparse in tutta Italia e alimentò così la devozione al mistero eucaristico. Tutt'oggi è ben visibile contenuto in un'ampolla dentro un tabernacolo in marmo scolpito da Mino da Fiesole, mentre sul soffitto si può ammirare il bellissimo dipinto della volta di Cosimo Rosselli.
In questo stesso tabernacolo vi è anche un reliquiario in argento che custodisce una specie di ciambellina, un altro miracolo che avvenne in un venerdì Santo del 1595, quando la chiesa subì un notevole incendio che distrusse lo stipo dove erano contenute l'ostie consacrate, queste miracolosamente rimasero intatte e insieme all'acqua che servì per spegnere le fiamme, si trasformarono in questa specie di ciambella che ancora è rimasta intatta.


Da menzionare la notevole statua lignea del Leonardo del Tasso raffigurante il San Sebastiano, tra il secondo e il terzo altare di sinistra 


e naturalmente altre opere come le pale sull'altare di Cosimo Rosselli (Gesù crocifisso tra i Santi Girolamo, Giovan Battista, Cosma e Damiano) e di Andrea Boscoli (Visitazione).
Una visita a questa chiesa penso ne valga la pena.

Roberto Busembai (errebi)

Immagini web e panorama della città foto ERREBI

martedì 17 dicembre 2019

ANDREA NON CONOSCE IL NATALE

Sulla strada il rumore era assordante, auto, camion e motori sembrava fossero in combutta per fare più rumore possibile e ci mettevano tutta la loro potenza a sfrecciare nel quartiere cittadino, ignari dei pedoni e degli avventati ciclisti, e lui era appunto uno dei tanti pedoni, anzi un piccolo pedone di circa otto anni.
Si chiamava Andrea, un nome come un altro, ma per lui era il più bel nome che gli avessero potuto offrire, adorava sentirsi chiamare, il suono di quelle poche parole scandite in un sol fiato, erano la gaiezza del suo cuore, ne andava fiero e era pure contento di non avere neppure la possibilità di un diminutivo, Andrea non poteva essere Andreino o soltanto Andri.......
Andrea viveva con il padre, uno eterno sfaticato che andava avanti con il sussidio della povera e inferma madre, divenuta ormai vegetale, ma che egli accudiva alla meglio, l'importante era riscuotere la sua misera pensione da cui sfamarsi e sfamare anche quel moccioso di suo figlio, figlio di sua moglie che aveva avuto la bellissima idea di uscire di casa un giorno e che non aveva fatto più ritorno. Andrea viveva con questo padre e a lui erano addossate quasi tutte le incombenza casalinghe, tipo lavare i pavimenti, spolverare, soprattutto ripulire la zona televisore dove al mattino cicche, cenere e un vasto quantitativo di bottiglie di birra vuote, facevano da decoro, un gramo bottino delle passate nottate di suo padre sempre impegnato a guardare, sparapazzato sul divano, le innumerevoli e variegate indagini poliziesche.
E poi l'unica uscita che gli era permessa, quella di correre dal droghiere e prendere quello che suo padre aveva, telefonicamente, ordinato e rientrare immediatamente perchè gli era stata inculcata l'assurda e esagerata paura della gente. Andrea aveva paura di tutti e mai osava avvicinarsi a un qualcuno che incontrava per strada, suo padre gli aveva sempre imprecato contro che fuori il mondo è un inferno e la gente soprattutto sono il diavolo in persona, ognuno pensa a se stesso e se vede un bambino ne approfitta e se lo porta via.
Sulla strada il rumore era assordante, Andrea spesso camminava con le mani a otturare le orecchie e giungeva dal droghiere affannato e quasi senza respiro, tanto aveva corso. Quella mattina però non si era dato tanto a camminare perchè fuori era nevicato, e a lui che la neve gli piaceva tanto, si divertiva a lasciare impronte nel manto bianco adagiato ricolmo sull'asfalto.
Era la vigilia di Natale, ogni negozio, ogni strada e ogni luogo aveva un luccicare di luci intermittenti, di brillantini e palle variopinte, alberi più o meno grandi invadevano le stanze di ogni negozio, e Andrea si divertiva ugualmente con la neve perchè lui il Natale non sapeva cosa fosse.
La madre lo aveva abbandonato che aveva poco più di due anni e già allora la nonna paterna era inferma e incosciente, il padre impose il suo dominio e Andrea da allora non seppe neppure cosa significa giocare, il suo unico divertimento era salire e scendere le scale di quel condominio dove viveva al quarto piano, quando gli era consentito scenderle e salirle. Non era mai andato ad un asilo e tanto meno alla scuola, il padre asseriva che l'esperienza di vita, solo quella insegna, e che andare a scuola costa denaro e soprattutto tempo, tempo che lui riteneva assolutamente perso. Non sapeva giocare Andrea e quando veniva l'inverno non sapeva nemmeno cosa fosse il Natale, la televisione non doveva guardarla altrimenti sarebbero state botte sicure, il padre diceva che si vedevano cose che ai bambini avrebbero fatto molto male, e lui non se la prendeva poi tanto, a lui quello scatolone ingombrante che emanava luce gli era sempre parso un oggetto insulso e pericoloso.
Era la vigilia di Natale e la nonna improvvisamente ebbe un forte peggioramento, al punto che suo padre dovette intervenire chiamando soccorsi. Fu trasportata urgentemente all'ospedale e suo padre costretto a starle vicino se non altro per accertarsi che non le facessero del male e non la facessero morire, era un bene troppo grande da poterlo perdere improvvisamente. Andrea rimase solo nell'appartamento con il televisore acceso, la cena, sulla tavola, che si freddava e un bisogno grosso di piangere per la solitudine.
Bussarono alla porta, Andrea dal dentro non sapendo cosa fare, chiese a voce alta chi poteva essere e gli fu risposto che era Marcellino, il bambino che abitava di fronte al suo appartamento, nello stesso pianerottolo.
Non lo aveva mai visto questo Marcellino e non voleva assolutamente vederlo:
Cosa vuoi? Vattene!
Mi manda tuo padre, non puoi stare solo, vieni da noi questa notte.
La paura di aprire quella porta era alle stelle, ma l'incubo della solitudine era ancor più grande, per cui si decise ad aprire.
Marcellino era un ragazzino della stessa sua età, occhi svegli e birichini, che appena ebbe aperto gli saltò al collo e lo abbracciò forte forte, ma Andrea ristette a quelle effusioni, e seriamente seguì il suo coetaneo che lo introdusse nell'appartamento attiguo dove i suoi genitori lo stavano aspettando.
Erano tutti felici della sua presenza e lo invasero di una miriade di domande e di altrettante raccomandazioni e incoraggiamenti, poi in ultimo il padre di Marcellino chetò tutti e disse:
Tra poco nascerà Gesù e allora si che faremo festa, intanto prepariamoci ad accoglierlo con umiltà e con il proposito di essere buoni e amorevoli.
Andrea era come spaesato, qui accadevano cose inconsuete, cosa era quell'albero cresciuto in mezzo al salone con tutte le luci addosso e tante palle colorate? Cosa erano quei pupazzi bianchi che sedevano su divani e suppellettili di comodini? E soprattutto chi era questo Gesù.
Il giorno di Natale, suo padre era ritornato a casa, la nonna purtroppo non ce l'aveva fatta, ma una cosa era riuscito a capire nell'attendere invano le notizie di salute della madre, che nella vita c'è sempre un momento in cui tutto dipende da te e se non sei abituato a sapere come gira il mondo e come ci si comporta, ne rimani fuori e sei disadattato.
Era il giorno di Natale e suo padre che aveva da poco pianto con tutto il cuore la morte di sua madre, aveva portato un dono ad Andrea, un piccolo babbo natale a carica che suonava una piccola campana dorata.
Sulla strada il rumore era assordante, auto, camion e motori sembrava fossero in combutta per fare più rumore possibile, il dottor Andrea aveva furia di arrivare a casa, era la vigilia di Natale e doveva portare un regalo a suo figlio minore, un piccolo babbo natale a carica che suonava una piccola campana dorata, perchè domani sarebbe stato Natale e il suo cuore ricordava ancora suo padre.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: Lisi Martin

venerdì 13 dicembre 2019

FILASTROCCA DI SANTA LUCIA

Mi sono alzato
forse troppo presto
perchè fuori è ancora
notte pesto,
eppure guardo la sveglia
e sono già le nove
e sono quelle di mattina
e ho sentito la gallina,
allora preso dallo spavento
guardo il calendario
e mi sovvengo,
oggi è Santa Lucia
il giorno più corto che
ci sia.
Il giorno dura poco
e la notte avanza
senza aver quasi lasciato
questa stanza,
la luna non si vede
e il sole nemmeno
sono tutte e due coperti
da un nuvolone nero,
Santa Lucia tu che hai
la potenza di curare
i nostri occhi
fa che questo giorno
non sia poi tanto scuro
e che si intravveda un momento
d'azzurro in questo cielo,
vieni a ristorarci con
il tuo asinello
e fa che venga
un poco bello,
poi tanto lo sappiamo
che siamo in inverno,
inverno quello vero,
ma ci scaldiamo contenti
anche a un tuo pensiero.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

mercoledì 11 dicembre 2019

IL LIBRO CHE NON HO ANCORA LETTO

Si naviga spesso tra file e tra siti, tra finestre virtuali e pagine aperte in un video di luce e colori, e si cerca e si spera anche di trovare, magari un accenno, un sorriso, una dolce risata nel cuore, un ennesimo nostro uguale, che gira in questo mondo di cose irreali, vaghe ma presenti e cerca, cerca come cercasse un tesoro con una mappa davanti che ne indica il luogo e noi lo stiamo a trovare.
E in questo mischiare le carte, anche se in maniera fantastica e non certo reale, cerchiamo pure qualche cosa da leggere, da poterci rilassare, ci sono persone e ormai direi quasi milioni, che hanno lasciato sui banchi e sugli scaffali il libro fatto di carta stampata e di lucide o opache copertine, e leggono su questo “infernale” mezzo di comunicazione, con la stessa tenacia e forse, spero, con lo stesso desiderio di leggere per conoscere e apprendere, e navigano, il termine è quello appropriato, come velieri in un mare in tempesta, si lasciano trasportare da onde giganti fatte di libri nascenti, di pagine volanti di tutto un immenso di mondo che ancora tende a posare lettere e frasi in un immenso che io ancora chiamo soprattutto e solamente “ virtuale”.
E allora io oggi mi immagino con questa potenza del tutto e del niente, di poter parlare di un libro che ancora devo leggere, si un libro che ancora non ho ne comprato, perchè io ancora sono un vecchio abituato ad avere tra le mani la carta stampata, sentirne il calore, il profumo e l'evanescente richiamo che nasce dal peso e dalla confezione, ne visto su questi siti vaganti, su archivi naviganti. Immagino di entrare nella testa di un qualunque scrittore, una normale persona che con cura e devozione riesce a elaborare senza tante minuziose parole, una storia comune, un storia anche d'amore, una storia di vita di trascorso normale e in questa ci mette, talvolta ignaro di farlo anche tutto se stesso e non nasconde tra le righe dei fatti, il suo processo di vita,i suoi sottili o giganti problemi sociali, la fragilità umana che lo assale perchè magari essendo scrittore, artista, poeta, ha maggiore sensibilità nel capire e sentire le cose, e allora scrive di se parlando di questo o di quello, di una donna che si ribella al suo stato sociale, che urla contro la violenza anche subdola di un uomo che non la vuole lasciare, di un uomo che si sente abbattuto per un lavoro che non riesce a trovare, per una vita vissuta ai margini perchè diverso magari non ha saputo trovare, un uomo che lotta per la sua integrazione, per la sua sola emarginazione dovuta a una "innocua" scelta sessuale o perchè nato in un altro nobile paese terreno che in un altro “uguale" non lo vuole accettare. E' un libro fatto di scene e di passioni, di lotte e di amori, perchè la vita è sempre quella e le storie inventate o vere che siano girano intorno a questi fantastici e spesso reali, momenti di gioia e dolore, di allegria e di pianto, e non ci possono essere intensi momenti esclusivi di vite fatte di pieni colori e di felicità immense come pure l'inverso di eterni dolori e continui momenti di pianti e disperazioni.
Si narra in questo libro di un luogo comune, che potrebbe essere una città conosciuta, un luogo di pace come un convento, o un deserto dove trovare rifugio nel vuoto e nel silenzio, un altissimo monte ricolmo di neve, un mare tranquillo di un verde speciale, una nave che porta lontano o un aereo che atterra in un posto straniero e lontano, può essere una casa qualunque, una famiglia composto da padre madre e due figli, ma spesso si tratta di solitudini vere, di famiglie disperse, di atroci dolori, amori lasciati, alcuni dovuti da un mero destino, altri dallo stesso volere dei personaggi. Può essere in un verde giardino, in un bosco autunnale, ai limiti di un ruscello o sopra un lago a navigare, può essere invece in una piccola stanza, dove da soli si torna spesso a pensare, dove il tutto l'intorno ci sopprime e ci arreca del male, o può essere invece su una spiaggia d'inverno da soli ad assaporare il sapore del sale che vola dal mare, e capire che la vita poi è bella anche per il solo farsi muovere i capelli dal vento impetuoso che sale.
E i personaggi potrebbero essere molti o pochi, alcuni o addirittura nessuno, perchè potrebbe essere un romanzo di solo pensiero, un saggio sul mondo o sull'animo intero, sul bisogno “banale” di poter dire le cose, o soltanto il pensare che naviga tra la mente di colui o colei che lo scrive, ma pensiamo lo anche tra le tante persone, un gruppo di amici che non si vuole disperdere, una storia d'amore tra due uomini o due donne, perchè anche questo se nel reale è difficile accettare, nel libro può liberamente accadere e non è assolutamente “anormale, o una comune ma grande e dolce storia tra una giovane coppia, tra due sposi novelli, tra due anziani che si tengono stretti in attesa, purtroppo, di doverci lasciare e avere la pena nel cuore di non sapere chi primo dei due dovrà enormemente soffrire la solitudine e il distacco. E ci saranno bambini, tanti bambini, perchè se deve essere un romanzo felice non possono mancare questi “angeli” terreni, queste nuove speranze che vorremmo divenissero il fulcro per un mondo migliore, bambini che corrono e giocano felici per le strade invece che in circoscritte mura di enormi metropoli di cemento ed acciaio, bambini che sognano e amano il prossimo come fosse una cosa “normale” e “ comune”, bambini che giocano e pensano e credono con tutto il loro piccolo ma immenso sapere, che un giorno possa ancora tornare un uomo vestito di rosso dalla lunga barba bianca che porta davvero nel sacco, un immenso regalo che comprenda davvero tutti , ma proprio tutti i bambini del mondo, un regalo che ha un nome “straniero” perchè difficile da pronunciare, un nome che ha solo quattro parole, PACE.
Ecco il libro che io ancora non ho letto si intitola PACE.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

giovedì 5 dicembre 2019

L'ALBERO E IL PRESEPE

L'evoluzione dell'uomo è sempre stata la sua prerogativa nei secoli passati e sempre inequivocabilmente sarà in quelli a venire, ed è pure giusto e importante che ciò abbia a manifestarsi, ma spesso in questo avanzare, che nell'ultimo secolo è stato davvero un “correre” di innovazioni, si perdono e si tramutano quei valori e quegli attaccamenti culturali e folkroristici, religiosi e tradizionali che fanno parte della nostra vita di sempre, si vanno a frantumare quelle entità interiori che hanno, magari, retto alle avversità dei tempi e sono state il fulcro del nostro proseguire “nonostante tutto”, quasi un sollievo alle intemperie dei fatti, alle guerre subite e fatte, a gli stenti della vita giornaliera, alla cruda sopravvivenza, e hanno anche contribuito che si creassero momenti di serenità, talvolta non nego quasi forzata, ma comunque un sottile momento di riflessione gioiosa e un sentirsi tutti impegnati per una uguale manifestazione umana e sociale, intima e pubblica insieme.
Oggi tante di queste “tradizioni” sono scomparse, alcune sono diventate monito per rappresentazioni a turisti di altre nazioni, altre sono state bistrattate, incomprese e fatte volutamente scomparire, altre, forse ancora forti, sono rimaste ben impiantate ma purtroppo “assorbite” dal un mero mondo commerciale, insomma tutto questo per nominare il “Natale”.
Io sono ancora attaccato a piccole tradizioni familiari, che difficilmente riesco a far comprendere a questa nuova società, e non è una critica, soltanto un amareggiato sentimento di non potere che si possa mantenere nel tempo questo sentire questa suddetta festività, al di la di uno sfrenato correre a caccia di regali, di cibarie esagerate, di insulse e cospicue illuminazioni con il solo scopo di abbonire un ipotetico cliente. Io ho del Natale ancora il caldo sentire di un momento di serena pace, di scambio d'auguri che spesso nasce proprio dal desiderio del cuore, ho ancora il bisogno di fare l'albero e il presepe perchè altrimenti non potrei riconoscere questa festività, una festività che è innanzitutto un esaltazione religiosa cristiana a cui “volenti o meno” apparteniamo, una radice che combattiamo e ci neghiamo a più non posso, per magari cercare altre fonti religiose, altri pensieri mistici che fanno moda, e non sto assolutamente parlando di altre rispettabili religioni che hanno la loro culturale fondatezza e considerazione al pari della “nostra” conosciuta fin da bambini.
E il pagano, il laico del Natale era proprio l'espressione di un Albero che ha tradizioni molto lontane e se vogliamo anche di natura diversa, e l'attimo religioso, il momento culminante del giusto senso Natalizio, invece, lo si raggiunge con l'imitare quello che secoli lontani un nostro “semplice umano” Santo Francesco, volle per primo lodare il giorno della nascita di Gesù.



Ebbene io continuo imperterrito a mantenere queste “vecchie “ tradizioni, ma al di la dell'esteriore cerco di mantenere anche quel calore e quel mistero interiore che ne nasceva e ne derivava.
Per adeguarmi giustamente alle esigenze e al relativo rispetto ambientale, no ho voluto contribuire allo scempio degli abeti, non ho voluto contribuire a un ulteriore ammasso di plastica e ho raccolto in una passeggiata tra i monti, due rami secchi abbattuti da un albero, sicuramente dalle intemperie e li ho addobbati con quello che mi porto dietro da anni con qualche aggiunta innovativa, ma soprattutto ho dedicato il mio tempo alla costruzione del presepe, con la passione, l'amore e la devozione pari al famoso “Luigi Cupiello” del grande Eduardo de Filippo, presepe incassato in un Televisore anni 50 con musiche sottofondo e fasi di luce del giorno e notte.....tutto in polistirolo riciclato, da me modellato, dipinto e assemblato, per la parte elettrica lode al mio compagno, Gabriele



Roberto Busembai (errebi)

Immagini ERREBI