lunedì 3 febbraio 2020

ANDREA DEL SARTO - MADONNA DELLE ARPIE

Non c'è descrizione migliore del Vasari per entrare nell'animo e nello spirito di un grande Maestro, Andrea del Sarto, prima di commentare una delle sue più importanti opere pittoriche.
“........che se fusse stato Andrea d'animo alquanto più fiero ed ardito, siccome era d'ingegno e giudizio profondissimo in questa arte, sarebbe stato, senza dubitazione alcuna, senza pari.........le sue figure, sebbene semplici e pure, bene intese, sono senza errori e in tutti i conti di somma perfezione.”
E pensare che il Vasari stesso fu suo allievo come tanti altri grandissimi, come Pontormo e Rosso Fiorentino non ebbe mai l'ardore “eccentrico” dei suoi studenti, ma ha saputo rimanere nel repertorio tradizionale con garbato e gentile modo, donando “fiato” alle figure e iniziando una variazione cromatica sviluppata poi dai “moderni”.
L'opera in oggetto, La Madonna delle Arpie, fu commissionata al Maestro nel 1515, dalle monache di San Francesco de' Macci a Firenze, per alloggiare appunto una pala nella loro chiesa.
E' un'opera che ha racchiuso un mistero, che ancora, nonostante gli ultimi studi dei critici d'arte abbiano trovato una “vaga” ma ponderata risposta, lascia incertezze.
La Madonna, il cui volto si presume sicuramente sia della moglie Lucrezia, è avvolta in abiti colorati con in braccio il Bambino, ed è posta su una base marmorea, come ad atteggiarsi a una statua. A fianco, ad ambedue le parti ma in basso, i due santi Francesco e Giovanni, sotto di lei, oltre il piedistallo di cui parleremo, ci sono due piccoli putti.
In principio al posto di san Francesco, v'era dipinto un San Bonaventura come richiesto dalle monache committenti, ma pare, su suggerimento di un influente del convento, fu sostituito e anche gli angeli che vi apparivano furono sostituiti dai putti.
La controversia e il mistero a cui adducevo prima, sta nelle figure “demoniache” insite agli angoli della base “marmorea”, figure dette appunto arpie, figure che hanno sempre sollevato stupore e inquietudine, e hanno sempre ardito a risposte del perchè queste strane e antropomorfe figure fossero rappresentate.
Un'ultima risposta, data da studi approfonditi, è stata data da uno studioso, Natali, in quanto riconosce in questi esseri per lo più alati, delle semplici “cavallette” o “locuste” attribuendole così a un passo dell'Apocalisse di Giovanni secondo cui le locuste con facce da “uomini” verranno per torturare gli uomini. Ecco la risposta anche della figura del Santo Giovanni che con un libro aperto in mano, cui si presuppone sia appunto l'Apocalisse, indica un qualcosa e appunto il passo di cui sopra descritto. La stessa figura poi cambiata, del Santo Francesco rientrerebbe in questa lettura dell'opera, in quanto raffiguri emblematicamente tutti coloro che rimarranno indenni dal Giudizio Universale, da quella “morte secunda” come lui denominò nel Cantico delle Creature.
Nel 1703 Ferdinando de' Medici, attratto e quasi innamorato di questa pala, con la promessa di un rifacimento totale della chiesa del monastero, si fece donare la pala che trasferì a Palazzo Pitti per poi in seguito, e tutt'ora è presente, entrare negli Uffizi.
Ma lasciamoci assorbire dall'incanto stesso dell'opera, dalla plasticità dei movimenti e dalla cromica dei colori che saranno poi le caratteristiche “migliori” del già nominato Pontormo e Rosso Fiorentino, che nonostante la loro innovativa e audace maniera di esposizione, saranno sempre riconoscibili come suoi allievi.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: Andrea del Sarto - Madonna delle Arpie

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