lunedì 10 febbraio 2020

10 FEBBRAIO - SAN JOSE' SANCHEZ ( JOSELITO)

Nel Messico degli anni venti - trenta ad un professante e credente cattolico cristiano erano garantiti l'oltraggio, la sevizie e tortura e infine l'uccisione o per impiccagione o per fucilazione.Gli ordini religiosi erano assolutamente vietati, la Chiesa era privata dei diritti di proprietà e ai sacerdoti erano private le libertà civili come il diritto di voto e il diritto di una giuria in un qualsiasi processo, e se incontrati con gli abiti talari era garantita l'impiccagione.
Il giovanissimo José Sanchez (Joselito) del Rio nacque a Sahuayo nel marzo del 1913 nella regione di Michoacan e già da piccolo era portato verso la fede, al punto che voleva seguire i suoi fratelli maggiori che erano già facenti parte dei Cristeros. La madre insistente e premurosa, se non addirittura impaurita, si raccomandava obiettando con la scusa che era troppo giovane, ma José gli rispondeva: “ Ti prego mamma, non farmi perdere l'opportunità di arrivare in Paradiso velocemente e presto”.
Il 5 febbraio del 1928 il ragazzo fu catturato durante una sommossa tra cristiani cattolici e soldati dello stato, e imprigionato nella sagrestia della chiesa, in più per terrorizzarlo e perchè si rimettesse al loro dovere, gli imposero di assistere all'impiccagione di uno dei tanti Cristeros che avevano catturato, ma José diversamente incoraggiò l'uomo che doveva subire il supplizio dicendogli:
“ Sarai in Paradiso prima di me. Dì a Cristo Re che presto sarò anche io con Lui e che mi prepari un posto”.


Attese il suo turno con la preghiera e la pura devozione, scrisse una lettera accorata alla madre dicendole che era rassegnato alla volontà di Dio, il padre cercò pure di riscattarlo ma non fu in grado di poter raggiungere l'esosa cifra monetaria richiesta.
Il 10 febbraio fu brutalmente torturato e gli fu strappata la pelle sotto la pianta dei piedi, poi gli fu imposto di camminare sul sale, lungo un percorso che attraversava tutta la città fino al cimitero, spesso incitandolo a rinunciare a Cristo e a gridare Morte al Cristo Re, ma il ragazzo nonostante esprimesse il forte e acuto dolore , rispondeva a loro gridando: “ Lunga vita a Cristo Re”.
Arrivati al cimitero gli fu rivolta la stessa domanda, ma la risposta fu la stessa di sempre e a quel punto gli spararono addosso.


Nel giugno del 2004 per volontà di Giovanni Paolo II fu dichiarato venerato e poi successivamente beatificato da Papa Benedetto XVI nel 20 novembre 2005. Papa Francesco ha approvato un miracolo a lui attribuito e il 16 ottobre del 2016 è stato proclamato santo.

Roberto Busembai (errebi)
Immagini web

Nessun commento:

Posta un commento