martedì 7 aprile 2020

SETTIMANA DI PASSIONE - LE PARABOLE AL TEMPIO - I DUE FIGLI E I CATTIVI VIGNAIOLI

Mentre camminava per il Tempio, dove era ritornato, i sommi sacerdoti, gli Scribi e gli anziani gli s'accostarono e gli dissero:
“Con quale autorità fai tu codeste cose? O chi ti ha dato codesta autorità di farlo? - Ma Gesù disse loro: - Domanderò a voi una cosa sola; rispondetemi e vi dirò con quale autorità io faccia queste cose. Il battesimo di Giovanni era dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi. - ed essi ragionarono fra loro, dicendo: - Se diciamo dal cielo, dirà: - Perchè dunque, non gli avete creduto? . Ma possiamo rispondere dagli uomini?. - Essi avevano paura del popolo perchè tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Risposero, quindi, a Gesù: - Non lo sappiamo. E Gesù a loro: - Neanche io vi dirò con quale autorità faccio queste cose.” (Mc.11, 27-33)
E così iniziò narrando loro una parabola:
Un uomo aveva due figli, al primo di essi gli impose di andare a lavorare nella vigna, ma questi rispose che non ne aveva assolutamente voglia, poi però, pentitosi, ci andò. Poi si rivolse al secondo imponendogli la stessa cosa, e questi rispose subito che ci andava ma poi non eseguì ciò che aveva detto.
A questo punto Gesù interpellò gli astanti:
“ Quale dei due ha fatto la volontà del Padre?”
E tutti risposero:
“ Il primo”.
Gesù soggiunse:
“ I pubblicani e le meretrici andranno innanzi a voi nel regno di Dio, perchè Giovanni è venuto a voi e non gli avete creduto; ma i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto; e voi, nemmeno dopo che avete visto queste cose, vi siete pentiti per credere in lui.
La parabola è emblematica, il figlio che dice si e poi non rispetta ciò che ha detto simboleggia Israele, ancora una volta è essa in evidenza l'indocibilità del popolo eletto.
“Ascoltate un'altra parabola”. Disse Gesù.


C'era un uomo, il padrone di casa, che aveva impiantato una vigna. Cinse il luogo con una siepe, scavò un frantoio e eresse una torre, poi l'affittò a dei coloni e li lasciò a coltivarla e mantenerla.
Quando fu tempo della raccolta, inviò i suoi servi per avere i suoi frutti, ma i coloni bastonarono uno dei servi, un altro lo lapidarono e un altro ancora lo uccisero.
Il padrone allora inviò ancora altri servi e questa volta in maggior numero, ma il trattamento che ricevettero fu identico ai primi.
Fu così che quell'uomo ebbe a pensare che se avesse inviato suo figlio, i coloni avessero più riguardo e così fece, ma appena lo videro arrivare si dissero tra di loro. “ Sta arrivando l'erede, andiamo ad ammazzarlo così otterremo la sua eredità” E così fecero.
“Ora quando verrà il padrone della vigna quale castigo darà a quei coloni?” chiese Gesù.
Gli rispondono: “ Ucciderà quegli scellerati e affitterà la vigna ad altri coloni che saranno più servizievoli e gli renderanno i frutti al momento del raccolto.”
Gesù rispose:
- Non avete mai letto nelle Scritture:
“ La pietra rigettata dai costruttori
è divenuta la pietra d'angolo:
questo è accaduto per opera del Signore,
ed è una meraviglia agli occhi nostri!”
Ed essi (quelli che lusingarono d'essere i costruttori) avrebbero voluto catturarlo, ma ebbero paura del popolo; perchè capirono che aveva detto la parabola per loro: E lasciatolo se ne andarono. (Mc.12, 10 - 12)
Anche questa parabola è molto chiara, la vigna, come nelle profezie di Isaia, di Geremia e di Gioele, è la classica figura di Israele. L'invio del figlio, la condotta dei coloni omicidi sono evidenti. Pure i principi dei sacerdoti e i farisei, condannano i coloni del vigneto, credendo di condannare i romani che devastano la vigna di Dio. Ma Gesù gli dice apertamente che il Regno di Dio gli sarà tolto.
“Non sia mai” (Lc.20,16)
Ma dentro di loro cresceva sempre più il desiderio di uccidere l'erede, il vero padrone della vigna di Dio.


Roberto Busembai (errebi)
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lunedì 6 aprile 2020

LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO E NON TI DIRO' MAI


Sono le parole che avrei certo detto se fosse rimasto tutto uguale, quelle parole che ci saremmo di certo scambiati, alcune sussurrate, altre urlate, alcune appena pronunciate, sono le parole che avremmo potuto sentire nel pieno degli astanti o forse in appartata zona a dialogare, oppure parole di conforto per un amore perso, per un parente che ci ha lasciato, per un lavoro che ancora non vuole arrivare o che invece se n'è andato, per dire un ti voglio bene, o lasciami da questo momento, parole che sarebbero volate leggere come piume in balia del vento che le sa trasportare e che nemmeno quello potrebbe servire avessero dovute arrivare al cuore.
Sono le parole che forse al primo mattino avremmo detto in un bar, o in una corriera, all'attesa della metropolitana o in altro luogo diverso ma comunque nel trovare un amico, un conoscente, un collega di lavoro, parole come buongiorno o dormito bene, anche oggi al lavoro, non ne posso più di questa pioggia o quando arriveranno le giornate di sole.
Sono parole quelle che avrebbero scandito le ore a trascorrere in una scuola ad insegnare, o quelle degli alunni a divertirsi su un social o su una cotta che arriva piano e non può essere ancora detta apertamente, la ragazzina al primo banco nella classe o quel ragazzo strano e buffo ma con due occhi da incantare. E allora avremmo sentito di Napoleone o della Prima guerra mondiale, di quel teorema di geometria che ci fa arrabbiare, la lingua straniera che rimarrà sempre tale, perchè la testa e la parola volano dentro i biglietti scambiati tra gli studenti, appuntamenti o incontri vari, al cinema stasera o al "pratino" a giocare a pallone, sulla panchina di un parco, o a casa mia per studiare e poi finire ad ascoltare musica o giocare al computer e allora parole di gioia e di condivisione, di scherzi aperti e di sogni nei cassetti.
Sono quelle frasi, parole che si lasciano dentro un ufficio quando il caldo diventa opprimente e si vorrebbe stare fuori a respirare, frasi di commercio che sale e la borsa non tiene, un bullone che l'auto in costruzione non è di quel genere richiesto e nelle fabbriche volano tra i rumori le richieste, i bisogni, certo qualche maledizioni, maledizione c'è un infortunio, lo avevo detto che non era sicuro questo lavoro, e contestazioni, cortei nelle strade, urla di rivendicazioni, scioperi e urla nei megafoni, canti nuovi e salariati difesi, casse integrazioni da salvaguardare per non far morire del tutto il vivere “normale”.
Sono quelle parole che si perdono tra i rumori delle auto, scusi mi può indicare....ho perso il tram, sa se ce n'è un altro......sa che ore sono.....andiamo in quel negozio, e commercianti all'aria aperta a venderti le primizie, frutta e verdura urlata fresca, occasioni della mattinata, e poi banchetti d'ogni genere e portata per un mercato fatto di un vociare eclatante, stoffe nuove, quelle cinesi e quelle più moderne, abiti succinti o contenuti, l'ultima trovata per lavare velocemente i pavimenti o un indumento per tutte le stagioni, ...scusi quanto costa.....che dice mi sta bene?.
Quelle parole di conforto che trovano le lacrime improvvise per la notizia di un qualcosa che doveva andare storto, per un addio svanito come bolla di sapone, per un incontro che non sai dove si è davvero perso, lacrime di gioia e parole che accomunano questo sentimento per il solito amore ma questa volta ritrovato, per un'amicizia che si è consolidata, strette di mano con relativa parola di....piacere, piacere mio.....abbraccio e...è tanto che non ti vedevo, e le parole prima di un bacio d'amore sulla bocca, il sospiro di un fiato caldo sulla pelle di una guancia, parole sussurrate quasi sconosciute da riportare.
Ma le parole che non ti ho detto e non ti ho potuto dire e non ti dirò mai sono quelle che sarebbero state di assoluto conforto a chi ci ha lasciato senza avere il tempo di salutare, l'addio che sarebbe stato certo un arrivederci per consolare, le parole da chi sapeva di lasciare avrebbe sospirato per lasciarci nel modo migliore...mi raccomando sii sempre te stesso, pensami e pensami spesso, ti porto con me nel cuore......parole che ti avrei detto e non ti ho potuto dire, sono quelle che fanno ora male a questo cuore e a questa assurda situazione, sono parole chiuse dentro come un odio con se stesso che non avrà mai fine e che non merita nemmeno di essere oltraggiato.
Sono parole quelle che per oltre un mese non sono state pronunciate e non saranno più dette nel "normale".


Roberto Busembai (errebi)

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SETTIMANA DI PASSIONE - RIPROVAZIONE D'ISRAELE

“ Il dì seguente, usciti che furono da Betania, ebbe fame; e visto da lungi un fico che aveva foglie, andò a vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma, giuntovi vicino , non trovò che foglie perchè non era tempo di fichi. Allora, rivolgendosi al fico disse: - Mai più in eterno qualcuno possa mangiar frutto da te - . E lo sentirono i suoi discepoli parlare all'albero. (Mc.11,12-14)
Il giorno seguente l'ingresso a Gerusalemme, uscendo da Betania dove la sera precedente si erano recati i dodici con il Messia, Gesù ha fame e visto in lontananza un fico prosperoso e pieno di foglie, vi si avvicinò nella speranza di potervi trovare un bel fico maturo, ma nonostante cercasse, in effetti era troppo presto perchè fossero frutti maturi, non vi trovò niente e come se l'albero avesse mancato al suo dovere per cattiveria, Gesù si mette a parlargli e a maledirlo.
Gli apostoli nel sentirlo e nel vederlo ne rimasero molto meravigliati e stupiti, il loro Maestro non era uso parlare alle cose inanimate, scagliarsi così contro un fico era cosa assai strana. Pensarono comunque che un simile atto doveva per forza nascondere qualche mistero e soltanto il giorno dopo, quando intravidero quel fico interamente seccato, capirono.
“ Ripassando la mattina, videro il fico secco dalle radici. E Pietro, ricordando gli disse: - Maestro, vedi! Il fico che maledicesti si è seccato -. E Gesù prese a dire loro: - Abbiate fede in Dio. In verità vi dico: chi dirà a questo monte -Levati e gettati nel mare - e non dubiterà in cuor suo, ma crederà che quanto dice avvenga, gli sarà concesso. Perciò vi dico: - Tutto ciò che domandate nella preghiera, credete di averlo ottenuto, e l'avrete. E quando state in piedi a pregare, se avete qualche cosa contro qualcuno, perdonate, affinchè anche il Padre vostro che è nei cieli, perdoni a voi i vostri falli”. (Mc.11, 20-25)
Il simbolismo del fico è ben rappresentato e descritto nell'Antico Testamento in quanto l'albero è la terra d'Israele e i suoi frutti, gli uomini buoni. Ma fa parte anche della tradizione dei rabbini in cui l'albero è paragonato alla Legge nella quale si riesce sempre ad averne un frutto nonostante si debba cercare tra le copiose foglie.
L'azione di Gesù è prettamente simbolica, vuole dare un forte insegnamento ai suoi discepoli, un insegnamento altamente spirituale, in cui condanna apertamente una religiosità esteriore fatta di tante e rigogliose foglie ma povera di frutti, di opere di bene. E questa azione ha ampio riferimento alla cacciata dei mercanti dal Tempio da parte proprio di Gesù. Il popolo eletto d'Israele (il fico) era ricchissimo d'insegnamento farisaico (tante foglie) ma privo di insegnamento e devozione morale ( i frutti) e quindi, ecco la risposta, ben giusta la maledizione d'eterna morte, di sterilità ( il fico seccato).
Roberto Busembai (errebi)
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sabato 4 aprile 2020

LIBERTA' OBBLIGATORIA

Ho dimenticato se davvero sono vivo, perchè c'è un limite che mi porta a pensare sempre meno, a dilatare questi giorni vuoti, vuoti d'affetto e d'amore puro, ho tutto e non mi manca niente, potrei dipingere come ho sempre desiderato, ho lo spazio e l'orologio si è pure fermato, potrei leggere, libri accumulati nel tempo ne ho un numero imprecisato, eccoli sono riposti in una torre che in confronto quella di Babele era molto più ordinata, potrei anche suonare, lo facevo una volta, la mia amica chitarra è sempre disponibile e sapeste quante volte, nel passato presente, mi ha incitato, potrei pensare e lasciarmi andare a ricordi pieni e giornate assolate, a cuori magari abbandonati dagli eventi ma fermi dentro come appuntati, potrei scrivere, c'è quel romanzo che mi aspetta dai tempi del troppo lavoro e non potevo portarlo avanti, c'è pure quel giallo che avevo in testa di sviluppare, ma l'assassino e la stessa vittima sembrano che stiano seduti sul mio divano e si chiedono ancora chi dei due fa la parte di uno o dell'altro.
Ho dimenticato se davvero sono vivo, eppure ogni giorno mi alzo come meglio posso fare, senza e come sempre disturbare chi ancora magari sta nel sonno e vive nel suo viaggio di sogni persi nel cielo, colazione che diventa sempre uguale e disgusta anche nel sapore, poi organizzo, o vorrei organizzare, non sono abituato a scindere le giornate, ho sempre vissuto del momento e soltanto il lavoro mi imponeva un orario e pure in quello a volte trasgredivo, pulisco sul pulito, spolvero immaginaria polvere che non ricade, cucino perchè devo mangiare, e faccio o penso di fare tutto quello che prima ho elencato ma la sfortuna di questa libertà imposta, è che mi sta addosso come una crosta, sorta da una ferita enorme che non si vuol cicatrizzare. Vorrei fare tutto e di tutto non riesco a fare niente, si ho iniziato a leggere quel romanzo ma poi penso che un saggio sarebbe più interessante, invece mi getto nella storia e trovo i romani, quella medievale e...poi mi fermo perchè è il tempo della peste e quella a leggerla ora fa davvero tanto male.
Allora prendo il pennello, di tele in casa non mi mancano, cerco i colori, preferisco le tempere, però anche un bel quadro a olio mi piacerebbe fare, quel tramonto che ho dimenticato, la riva del mare nel silenzio di un'alba celestiale, il prato verde ricoperto di fiori come oggi penso che dovrebbe essere perchè e primavera, ma vedo che non ho il bianco, ma è solo una scusante con me stesso e sento il cellulare che squilla, mio figlio da Firenze, o quello che abita al mare, che bello poterli almeno sentire, anche due parole, perchè di chiacchierare i giovani con i vecchi non ne hanno poi tanta voglia, ma stanno bene, uno lavora ugualmente, l'altro via computer, tutto procede, mi raccomando non uscire è la loro raccomandazione, poi silenzio e silenzio enorme, non sono solo, e sono contento e non mi lamento affatto, sono con la persona che ho scelto dentro il cuore e viverci in questi giorni è un immenso ritrovarsi, scoprirsi, accettarsi, scambiarsi parole e pensieri, come mai , forse, avremmo potuto fare “ieri”. E arriva la cena e fuori pur se le giornate hanno più luce tendono comunque poi a far venire notte, ed è allora che mi chiedo, un attimo prima di andare a letto, ma domani sarà diverso? E chiudo gli occhi ringraziando un Dio, che non importa quale esso sia, che nonostante tutto mia ha ancora tenuto in questa casa e non in un ospedale o ancora peggio, non mi ha ancora elencato tra le sue braccia, e allora dormo e sogno di volare.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: God by David Altmejd

venerdì 3 aprile 2020

MALVA

Famiglia: Malvacee
Pianta: alta circa 80 cm è un'erbacea annuale
Fusto: di colore verde chiaro ricoperto da una densa peluria, si presenta abbastanza eretto
Foglie: Palmate, provviste di un lungo picciolo, con nervature, sono di colore verde chiaro e anche esse hanno molta peluria
Fiori: Di colore rosa viola chiaro con striature rosse, quasi sempre di cinque petali e si presentano a gruppi da due a sei.
La pianta della malva è talmente comune che penso che quasi tutti noi ne siamo a conoscenza, specie se siamo abituati a fare qualche passo nei prati, in luoghi erbosi e incolti, ai margini delle strade o lungo fossi oppure anche alla base dei muri di ruderi , insomma ovunque andiate a passeggiare è quasi impossibile non notarla, specialmente in primavera inoltrata quando sono in fiore, riconoscibili per quel colore rosa violaceo tanto da essere nominata con il suo specifico nome, color malva.
Le proprietà di questa pianta sono innumerevoli, infatti per l'uso medicinale è lenitiva per quasi tutti i mali e ha pure virtù terapeutiche, ma tutti sanno benissimo quanto sono importanti i suoi infusi che agiscono da antinfiammatorio per tossi, raffreddori , costipazioni e pure infiammazioni intestinali.
La parola stessa, deriva dal latino mollire, che significa appunto emolliente, è anche impiegata per uso esterno , per le infiammazioni della cute, o per idratare la pelle arida dal vento, dal sole, dallo smog o anche da prodotti per la pelle sbagliati (basta un batuffolo di cotone imbevuto di linfa ricavata dalla pianta.
Nell'antica Roma era considerata una prelibatezza da non farla mai mancare nelle tavole più raffinate tanto che lo stesso Cicerone pare ne facesse ingordigia, Orazio era farne uso come olio misto a quello di cicoria, Carlo Magno, addirittura, pare che rendesse obbligatoria la sua coltivazione nei giardini medicinali del suo regno.
Il fascino dei suoi fiori non è soltanto nel colore, ma pare che i pitagorici li considerassero come fiori sacri, simbolici, perchè hanno la caratteristica di orientarsi sempre verso il sole.
Le foglie della malva possono essere ben usate in cucina, ad esempio aggiunte alle insalate, oppure buonissime sono quelle lessate da farne magari un ripieno di ravioli o anche semplici polpettine, mentre i fiori possono benissimo essere usati come delicata guarnizione ai piatti di pesce o carne.
Roberto Busembai (errebi)

giovedì 2 aprile 2020

2 APRILE - SAN FRANCESCO DA PAOLA











Per un voto fatto dai genitori a San Francesco d'Assisi, che se il loro figlio, fosse guarito da una grave malattia, lo avrebbero affidato almeno per un anno in un convento di frati. Destino volle che Francesco avesse in lui già la vocazione fin da piccolo, e proprio in questo convento già facesse parlare di se e dei suoi miracoli, come quello di aver dimenticato di accendere il fuoco della pentola dei fagioli perchè impegnato e assorto nelle preghiere, quando se ne ebbe memoria, corse subito nelle cucine del convento e con un segno di croce il fuoco si accese e la pietanza fu pronta per essere servita ai fraticelli. Ma la sua vocazione ebbe maggiore importanza e valore dopo un viaggio ad Assisi da cui ne ritornò provato, e cominciò a vivere da eremita in una grotta e presto si unirono a lui anche altri frati. Nasceva così a Paola, la località natia di Francesco, l'Ordine dei Minimi, un ordine rigoroso e duro che pure la Chiesa ebbe a criticare per la severissima regola. Dopo poco, su permesso, Francesco edificò un grande monastero e molti altri miracoli ne vengono sottolineati durante i lavori, come quello di aver fermato con un gesto un grosso masso che sarebbe caduto dalle impalcature, 
o quello che per dissetare gli operai fece sgorgare una fonte, che ancora oggi è attiva e viene nominata l'acqua della cucchiarella, perchè i pellegrini vi attingono con un mestolo.
Francesco destava timore per la sua corpulenza e per quella lunga barba che teneva incolta come i capelli, ma era di una bontà eccezionale, si prodigò alla cura dei malati, a sostenere i bisognosi, e spesso aveva carattere di infuriarsi contro i potenti per la salvaguardia degli oppressi, si dice che le sue prediche fossero piene di invettive violente verso i peccatori. Molti altri miracoli furono a lui attribuiti come quello di attraversare lo stretto di Messina stendendo il suo mantello e salendoci sopra. Divenne tanto famoso e noto che persino il Re di Francia lo volle alla sua corte e il Papa stesso lo obbligò che vi andasse. E proprio in Francia, Francesco morì nella cittadina di Tours.
Roberto Busembai (errebi)

Immagine web. Raffigurazioni del Santo, Il Santuario a Paola, Il macigno e la Fonte della Cucchiarella.

mercoledì 1 aprile 2020

AL GATE AEROPORTUALE

E' sempre un'attendere sfrenato nel gate di un aereoporto, borse e persone che invadono ogni dove, chiacchiere e telefonini in continuo suono accellerato, frasi e corse alla ricerca del volo che ti dovrebbe portare a destinazione.
“ Perdon por Barcellona?”
“ La porte de Paris est le numéro 7?”
“ Wo ist der Zeitungskiosk?”
E no, vada per lo spagnolo che è una lingua così calda e dolce che mi allieta anche il solo sentirla parlare, vada per il francese che amo da sempre ma il tedesco no, non riesco a digerirlo e nemmeno a capirlo.....che vuole questo? “ Zeitung...e qualcos'altro è una località della Foresta nera o un sobborgo di Berlino?
E poi i bambini, quelli piccoli che piangono perchè hanno fame o sonno e quelli più grandicelli che sonno non l'hanno mai e la fame se la fanno placare tra uno snack, un gelato o una calorica merendina che di calorico ha anche il colore dell'involucro luminoso che la riveste.
“ Nǐ néng děng yīxià wǒ de shǒutí xiāng ma?” si rivolge a me il turista cinese che ho a fianco....lo guardo...ha sul viso un sorriso enorme e dopo la frase si alza e mi rivolge pure un inchino...che avrà detto....ma quello se ne va e lascia qui il bagaglio.......oddio non sarà mica una bomba? L'ho pensato ma poi mi sovvengo quando vedo che si dirige verso la toilette.
E arrivano i ritardatari, sudati, affannati e pretenderebbero pure di trovare un posto da sedere libero, come se gli altri, che sono qui da parecchio, si fossero stancati e si dovessero alzare tutti quanti e...
“ Prego accomodatevi pure, tanto noi si stava per partire.....”
E il sottofondo è sempre lo stesso, una voce quasi celestiale, femminile, che scandisce i voli in partenza e in arrivo e diventa una musica a ritmo regolare da confondere pure le parole e allora è un misto di idiomi da diventarne uno solo e particolare, l'inglese misto al cinese con un pizzico di tedesco fluidificante in spagnolo e pure fiorentino....FIORENTINO?
“ La mi scusi, 'un a mia visto la mi moglie, l'era costì e l'è scomparsa?”
O come avrà fatto a capire che ero italiano, per rivolgersi a me così spontaneamente, a volte io mi chiedo se davvero noi di questa bella nazione, ce lo abbiamo scritto sulla fronte che siamo del Bel Paese.
Ecco appare la signorina, l'hostess o come volete che si chiami quella formosa in abito blu usuale, col un cappellino sulle ventitrè che si appoggia al bancone dell'entrata nella pista, sempre affiancata da un perfetto giovane, tonico, alto, ben piazzato, bello il giusto da guardare, ma che poi se lo fissi tanto diventa stucchevole quasi avariato, e allora la massa si alza come un'onda in piena, tutti nello stesso istante e comincia la caccia, si proprio la caccia, del primo posto nella fila, come se entrare nell'aeroplano per primi ti fa scegliere meglio il posto, ma sul biglietto lo sanno questi che c'è scritto il numero e la fila a cui dobbiamo poi andare....e allora che importa arrancarsi sui trolley, scansare violentemente gli zaini ingombranti e magari dare foga a un diverbio che diventa pure assurdo tanto è incomprensibile, anche tra quelli che l'anno causato:
“ Lite uppmärksamhet snälla!!!! ”
” Dar scoate rucsacul acela de pe umeri, intruziv!”
Appunto, che si saranno detti? Ma poi tutto diventa normale, la fila scorre, la signorina hostess è un poco meno gentile, la calca la rende nervosa, ma lui, quello bello, controlla con un sorriso a 32 denti e lei si scioglie nel bianco splendente e ti dice pure:
” Grazie, Dank, Merçi, Gracias ” a seconda del nome e nazionalità scritta sul biglietto che devi presentare.
E' sempre un attendere sfrenato nel gate di un aeroporto, che non riesco davvero a immaginarlo vuoto, con le sedie in ferro a piangere perchè nessuno ci si può accomodare e guardano speranzose verso la vetrata che da sulla pista con l'attesa, ancora vana, di vedere un aereo atterrare, e la musica della signorina che avvisa e da indicazioni è diventata solo un muto silenzio che, a mio parere, non ha niente di celestiale ma fa tanto e più rumore.
Traduzioni:
Perdon por Barcellona? - Scusi per Barcellona?
La porte de Paris est le numéro 7? - Il gate per Parigi è il numero 7?
Wo ist der Zeitungskiosk? - Dov'è il chiosco dei giornali?
Nǐ néng děng yīxià wǒ de shǒutí xiāng ma? - Mi controlla la valigia per favore?
La mi scusi, 'un a mia visto la mi moglie, l'era costì e l'è scomparsa?- Scusi, non ha mica visto mia moglie, era quì ed è scomparsa?
Lite uppmärksamhet snälla!!!! - Un po' di attenzione, per favore!!!!
Dar scoate rucsacul acela de pe umeri, intruziv! - Ma togli quello zaino dalle spalle, invadente!
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: Photographer Nicholas Eng