martedì 7 dicembre 2021

GIOTTO DI BONDONE - NATIVITA' DI GESU'


In questo periodo di ricorrenze Natalizie, è d'uopo che parlando di arte si ricorra alla Natività come espressione pittorica che dai primordi della pittura è sempre stata una capostipite come tema principale e a cui hanno attinto quasi tutti i più importanti e famosi Maestri del mondo.

E non potevo iniziare che con un'opera davvero eccezionale sia per il periodo in cui viene affrescata (intorno al 1303/1305) e sia per il Maestro (Giotto) capostipite della pittura moderna, della rivoluzione artistica.

La Natività di Gesù di Giotto è un affresco che fa parte di un'intero programma pittorico situato nella cappella Degli Scrovegni a Padova per il ciclo della Vita di Gesù, e l'importanza e il valore di questa opera sta nella piena e vasta simbologia che Giotto ha usato per avvicinarci ancora di più a questo evento, basandosi sullo studio dei Vangeli, del Protovangelo di Giacomo e anche della Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze.

La scena è ambientata in un luogo roccioso, come se i personaggi fossero nascosti, dove si stagliano le figure della Madonna che (scena alquanto insolita per questa tipologia di figurazione) porge il

Bambino Gesù con tutta la naturalezza e la tenerezza che solo una madre può avere a una levatrice, e questo gesto simboleggia l'offerta del proprio figlio al mondo rappresentato per sineddoche della levatrice stessa che sfiora il bambino.

Un'attenzione particolare va alla veste della Madonna, quell'azzurro lapislazzuli che tanto amava il Maestro e che il tempo ha deteriorato traendo in risalto il sottostante rosso, simboleggia la Grazia divina e il rosso il sangue di Gesù versato sulla Croce.

Giuseppe in disparte, con la testa tra le mani, quasi stordito e incredulo di quello che sta accadendo è volutamente messo in lontananza dalla scena a sottolineare il suo ruolo non attivo e la subordinazione al Dio Padre. La veste, di colore giallo sottolinea il cambiamento che trasformerà la storia, infatti il significato del giallo è trasformazione.

Parte allegorica del tutto, gli angeli, iconograficamente rappresentati con le ali, che pregano e si rallegrano per la venuta di Gesù, il figlio di Dio, loro sono i messaggeri e i rappresentanti della Spiritualità divina provenienti dal Cielo.

Sono poi gli stessi animali che rafforzano la scena simbolicamente, come l'Asino e il Bue simboleggiano i Gentili e gli Ebrei che non compresero, essendone pure presenti, la venuta eccezionale del Profeta, mentre le pecorelle evocano la Chiesa novella, l'avvento della redenzione degli uomini tramite Gesù.

Il bambinello è deposto in una umile mangiatoia, simbolo di povertà, povertà della condizione umana in cui Egli si è offerto, sacrificandosi, per redimerla.

Persino nelle aureole, Giotto ha voluto differenziare la santità dei personaggi, opponendole agli angeli, alla Madonna e a Giuseppe ma sottolineandone quella del Bambino che è cruciforme a evidenziare il suo prossimo futuro, il suo sacrificio.

E' un'opera assolutamente magistrale e di forza altamente religiosa e devozionale, artisticamente nuova e “rivoluzionaria” nella tecnica e nello stile.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web: Giotto di Bondone – Natività di Gesù – Cappella degli Scrovegni – Padova

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